Record di giocate in Italia, torna perfino il flipper

Bingo e Totocalcio in crescita, cala il Superenalotto

Serena Cipolla

da Milano

Flipper che passione. Agli italiani piace giocare. E molto anche, tanto da far entrare nelle casse dello Stato negli ultimi tre anni oltre 28 miliardi di euro con una crescita dell’82 per cento. La cifra comprende oltre al mitico flipper (che risale le classifiche dopo anni di declino), biliardo, biliardini e giochi elettronici che messi insieme, alla fine dell’anno scorso, hanno incamerato oltre 11 miliardi contro i 7 incassati dal lotto.
Sembra sia tornato il desiderio di usare il tempo libero, come più di trent’anni fa. Come accadeva negli anni ’70 al bar dell’angolo, dove a fianco di flipper, calcetto e biliardo c’era il jucke box. Il 45 giri di vinile che suonava era quello di Battisti e dei Beatles. Si ordinavano cedrata o birra e gazzosa, mentre imbianchini e muratori bevevano un bicchiere di «spruzzato» (Campari e vino bianco, quello per altro tornato di moda negli happy houre). Tre dischi si ascoltavano con 100 lire; una partita a flipper 50 spesso ingoiate e perdute quando compariva la scritta Tilt,ora è Game over ma il concetto è lo stesso nel senso che ti ha fregato i soldi. Il milanese Giorgio Gaber cantava «Il suo nome era Cerutti Gino...» che passava il suo tempo al «bar del Giambellino...». Fuori parcheggiata, la fantastica Lambretta o la 500 Fiat che per i più fortunati aveva la capote. Oggi, il bar di zona, quello «del Franco» che prima faceva il garzone del banco, è difficile da trovare (ma qualcuno ancora soppravvive), perché adesso è stato soppiantato da sale giochi e centri commerciali, ma il giro d’affari prodotto dalla filiera dei giochi, lotterie comprese, fornisce lavoro a circa 120mila persone, il 50% in più degli occupati del 2001. Insomma, si pensa meno a come diventare ricchi in un botto,(però chi non l’ha desiderato almeno una volta nella vita?) e ci si diverte di più con gli amici.
Nel 2005, infatti, secondo l’amministrazione dei Monopoli gli introiti di Enalotto e Superenalotto sono diminuiti rispettivamente del 7 e del 10,8% rispetto agli incassi registrati tre anni prima. Tuttavia non si rinuncia totalmente a ravanare nel cassetto dei sogni: gli italiani, secondo i numeri, non disdegnano le lotterie per le quali dalle tradizionali alle istantanee, quelle dove si gratta con una moneta sul cartoncino, sono stati spesi 1,55 miliardi di euro facendo aumentare in tre anni i ricavi del 412 per cento. Mica noccioline. Risulta stabile invece le passione di scommettere sulle corse dei cavalli per le quali, sono stati spesi «soltanto» 2,78 miliardi. Ma c’è chi fa follie per le cartelle del Bingo che ha fruttato il 98% in più rispetto ai tre anni precedenti. E che dire dei giochi sportivi? Totocalcio, Totogol e scommesse hanno fatto incassare all’erario 1,847 miliardi di euro con un incremento dell’11,5 per cento. Insomma gli italiani, alla fine del 2005, hanno versato nelle casse dello Stato 6,157 miliardi di euro ovvero il 41% in più rispetto ai 4,376 del 2002.
E poi, scommesse, giochi, annessi e connessi sono diventati oltre che tempo libero e divertimento anche una redditizia attività imprenditoriale. Durante l’anno scorso, infatti, il 14,9% dei privati che lavora in questo settore ha potuto contare su 4,24 miliardi di introiti. E giochi e scommesse che appassionano noi italiani non sembrano essere un fenomeno anomalo: nei primi sei mesi del 2006 le entrate registrate sono state di 17,434 miliardi, una cifra nettamente superiore ai 15,62 del 2002 e ai 15,13 miliardi di euro del 2003. E scorrendo i dati pregressi non sorprende che i soli giochi d’intrattenimento abbiano fruttato ben 7,53 miliardi di euro.