Record di non ammessi alla maturità La scuola torna a essere severa

Ecco i primi risultati: aumentano dell'1,5% i giovani fermati prima delle prove. E cala di un terzo il numero dei privatisti. <strong><a href="/a.pic1?ID=269282" target="_blank">Lo scrittore Niffoi: &quot;Basta buonismo</a></strong>, non possiamo formare asini&quot;

Milano - La strada per arrivare al diploma è diventata certamente più ardua. Mercoledì 18 giugno avranno inizio gli esami di maturità del 2008, ma al via ci saranno più defezioni che in passato, quando bastava essere arrivati alla fine del corso delle superiori e l’ammissione alle prove era praticamente automatica.

Non è più così: anche se solo dal prossimo anno scolastico il recupero dei debiti sarà obbligatorio per poter tentare di arrivare al diploma, già da ora ci sono alcune migliaia di studenti italiani che i docenti della classe hanno stabilito che debbano ripetere l’anno. Insomma, anche agli scrutini di ammissione all’esame di stato si è fatta sentire la mano pesante di quegli insegnanti che stanno dimostrando che a scuola deve tornare maggior severità.

Mancano ancora dati ufficiali certi, ma l’orientamento che sta emergendo è certamente questo. Prendiamo il caso di Torino: quest’anno il numero dei non ammessi è del 5 per cento. L’anno scorso s’era fermato al 3,5. Un punto e mezzo in più, un dato che sembra essere confermato in città più piccole come Firenze e Treviso (dove i non ammessi sono centinaia), ma anche nelle metropoli come Roma e Milano. «In questa ipotesi – commenta il direttore generale del Miur, Mario Dutto – si dimostra che oggi nella scuola c’è maggior attenzione alle capacità reali degli studenti, ai voti che si sono meritati». Finita dunque la stagione di una scuola che non lascia spazio agli asini? «È la nostra preoccupazione – continua il direttore generale – e il fatto che l’ammissione all’esame di stato non sia più un fatto automatico diventa allo stesso tempo un messaggio a tutti gli studenti: a settembre faremo un bilancio di questi scrutini, ma tutti devono capire che con debiti formativi non si va avanti».

Anna Maria Indimineo dirige a Milano due istituti superiori: un classico, il Beccaria, e il Kandinsky, un professionale. «Al classico – dice – anche per le classi finali ci sono stati alcuni bocciati in più rispetto allo scorso anno. Così come al professionale. Ma qui agli scrutini delle classi intermedie il numero dei bocciati è calato, perché abbiamo recuperato seriamente i debiti. Questa è la strada per arginare l’insuccesso scolastico».

Un altro risultato importante che conferma che la conquista del diploma non è più tanto facile viene da un altro dato: il calo drastico dei candidati privatisti. Erano oltre 36mila lo scorso anno, attualmente se ne sono iscritti nemmeno 25mila. Un terzo secco di iscritti in meno.

Questo risultato è il frutto di una nuova norma imposta dal ministero: vale a dire il fatto che le domande dei privatisti vanno consegnate direttamente ai provveditorati che a loro volta le smistano alle scuole. Non c’è più, insomma, la possibilità per gli interessati di scegliersi la scuola dove si pensa di trovare docenti disposti a chiudere un occhio sulla loro preparazione. Un duro colpo per il mercato dei diplomi. Anche se ci sono timori che il fenomeno non sia del tutto sconfitto. Continuano in effetti a proliferare corsi in cui in uno o due anni si svolgono programmi di un quinquennio. «Mi domando – dice Attilia Ferrari, titolare dell’Istituto Milano – dove vanno a finire tutti quegli studenti che hanno imparato che nella nostra città non possono più trovare scorciatoie per arrivare al diploma. So che ci sono interi pullman che nei prossimi giorni partono verso città del sud dove i diplomifici ancora proliferano».