Record di romeni nelle carceri impossibile cacciarli dall’Italia

Sono il 12% degli stranieri dietro le sbarre. Da gennaio saranno cittadini Ue

Stefano Zurlo

da Milano

La data in cui l’invasione diventerà inarrestabile è minacciosamente vicina sul calendario: il 1 gennaio. Invasione è un vocabolo pesante, perfino imbarazzante, ma al Palazzo di giustizia di Milano è quello più in voga per definire quanto succederà con l’ingresso della Romania nella Ue. Oggi le emergenze criminali sono altre: i riflettori sono accesi su Napoli come quest’estate su Brescia, ma c’è chi non sottovaluta i numeri che Bucarest trascinerà con sé, entrando in Europa.
La questione può essere avvicinata con un unico dato, inquietante: i romeni detenuti in Italia (alla fine di ottobre) sono 1.598, pari al 12,64 per cento dei 12.646 detenuti stranieri presenti nelle nostre carceri, dopo il grande sfoltimento operato dall’indulto. La percentuale dice molto ma non tutto: quel che conta, per sapere i rapporti di forza, è che i romeni sono il terzo gruppo. Arrivano in questa poco invidiabile classifica dopo i marocchini – 2.419 pari al 19,13 per cento – e gli albanesi – 1.900 pari al 15,02 per cento – ma prima dei tunisini – 1.160 pari al 9,17 per cento.
Insomma, la criminalità romena è già assai aggressiva, come dimostrano quotidianamente gli arresti di ladri, scippatori ed esperti nel clonare le carte di credito e le tessere bancomat. Ma dopo il 1° gennaio la situazione potrebbe diventare incontrollabile: «Dal 1° gennaio - avverte Giuseppe Gennari, a lungo giudice del tribunale di Milano e oggi Gip nella stessa città – avremo armi spuntate nella repressione della criminalità». E questo per il semplice motivo che migliaia e migliaia di ragazzi provenienti da Bucarest passeranno di botto dalla condizione di clandestini a quella di regolari, con diritti uguali a quelli degli altri membri della Ue. «Oggi – prosegue Gennari – abbiamo a disposizione due strumenti formidabili per combattere e arginare la criminalità romena: l’espulsione per via amministrativa e quella per via giudiziaria». Di che si tratta?
Semplice: il clandestino pizzicato a ciondolare per le strade delle nostre città, viene immediatamente rispedito nel suo Paese d’origine. O, almeno, lo si indirizza in questa direzione. È quel che capita tutti i giorni a decine di romeni, giunti fortunosamente in Italia senza i documenti giusti. Pensiamo agli emarginati, agli handicappati, sfruttati da organizzazioni senza pietà, agli zingari dei villaggi più miserevoli della Valacchia, ai ragazzi pronti a fornire la manodopera a bande senza scrupoli. Dal 1° gennaio non ci saranno più filtri di alcun genere. Diventeranno tutti automaticamente regolari, perché europei. Tutti liberi, liberissimi di entrare e uscire a proprio piacimento dal nostro Paese. «Il 1° gennaio – riprende Gennari – andrà in pensione anche l’espulsione giudiziaria per i romeni, strumento che io stesso ho applicato decine di volte al termine dei processi cosiddetti per direttissima». Ovvero quei dibattimenti in cui si giudica l’imputato colto in flagrante.
Basta fare due passi nel tribunale di Milano per capire la portata del fenomeno. «Ogni giorno – spiegano i cancellieri – ci troviamo davanti a dieci, quindici, talvolta anche venti romeni fermati per reati contro il patrimonio. Sono tutti clandestini e nella stragrande maggioranza dei casi vengono condannati a pene non superiori ai due anni». A questo punto, come previsto dal legislatore, scatta l’espulsione: il romeno viene rispedito a casa sua. In carcere restano solo i pesci grossi, con pene importanti: relativamente pochi rispetto alla massa degli arrestati. «Dal 1° gennaio - mette le mani avanti Gennari – perderemo questa chance. Il romeno non sarà più clandestino per definizione, dunque non potrà più essere espulso». E allora? «E allora – è la risposta del giudice che siede nel collegio del processo Parmalat - avremo due sole possibilità: o tenerli in carcere, a intasare nuovamente le nostre prigioni, oppure liberarli con la condizionale. Ma attenzione: in quel caso il condannato circolerà tranquillamente per l’Italia».
Presto, i romeni potrebbero scalare la vetta della classifica dei detenuti stranieri. Gli italiani, invece, dovranno fronteggiare un problema in più.