«Recuperiamo il 96% della spazzatura prodotta da Milano»

Stefania Malacrida

«Ottimi risultati», «primato invidiabile», «medaglia al valore ambientale». È un coro di auto-elogi quello che apre l’incontro di ieri in Ottagono sulle «eccellenze di Milano», stavolta dedicato al riciclo dei rifiuti. Alla tavola allestita in Galleria Vittorio Emanuele, c’era il gotha di esperti meneghini in materia di gestione dell’immondizia, nel piacevole compito di vantare un record. E non a torto.
«A Milano - ha detto l’assessore comunale all’Ambiente Domenico Zampaglione - si producono 700mila tonnellate di spazzatura all’anno. Una massa pari a 20 Pirelloni pieni zeppi di scarti. Di questi se ne riescono a differenziare il 32 per cento». Ma al di là della raccolta differenziata, il numeri sono ancor più lusinghieri, visto che come afferma il direttore generale dell’Amsa Carlo Petra - dei rifiuti in genere si recupera il 96 per cento». Un traguardo davvero esemplare. Raggiunto, sì, grazie alla diligenza dei cittadini, ma ancora una volta, dietro la Madonnina che svetta spunta la Milano cuore industriale del Paese: «Il merito - osserva il direttore generale del Conai Giancarlo Longhi - è di quel fitto tessuto aziendale, che permette agli impianti di riciclaggio di sorgere e funzionare: cartiere, forni per il vetro, piattaforme per la plastica». Le percentuali quasi tonde però non illudano: per Andrea Poggi, segretario regionale di Legambiente «Si può fare di meglio». Perché motivo dell’eccellenza di Milano sono anche i tanti ritardi delle altre città italiane. «A Roma - spiega Poggi - si arriva al 15 per cento di rifiuti separati, a Napoli non si tocca l’8. Ma se si volge lo sguardo a Vienna ecco arrivare un bel 40 per cento». Sull’argomento, anche la Provincia di Penati invita a non sedersi sugli allori. Per l’assessore all’Ambiente di Palazzo Isimbardi Bruna Brembilla la strada da seguire si chiama «Grande Milano Metropolitana». Solo a questo livello di gestione superiore e coordinata, secondo Brembilla, sarà possibile creare un vero ecosistema, dove nulla si butta e si brucia, e dove il vetro diventa altro vetro e la carta altra carta. Il discorso però è rimandato al dopo-elezioni comunali 2006. Quando anche a Palazzo Marino, i politici diventeranno altri politici.