Il recupero dei vicoli è tutto un «buco»

Sempre più siringhe in terra e fuori dai cassonetti insieme a fialette e scatole vuote

Luciano Gandini

Nel centro storico è ritornata la droga. O, almeno, è ritornata nelle zone da dove era scomparsa. E non sembra essere un fenomeno sporadico o stagionale quello che sta interessando il cuore della nostra città. E sono molti gli elementi che sembrano riportare i carruggi indietro nel tempo, in un’epoca del buco facile che sembrava, almeno nei quartieri riqualificati, fosse finita. Sono ricomparse le siringhe per terra, nei tombini, negli angoli bui, come in quelli luminosi. Se ne vedono addirittura nelle grate di alcune stazioni della metropolitana. Stessa cosa dicasi per «l’occorrente» del buco: la fialetta d’acqua o la piccola scatola di carta che la contiene. Il tutto sparso per terra, ignorando i vari contenitori che il Comune e Amiu avevano posizionato nelle zone più delicate.
Basta passare di notte nelle strade dove sono installati per rendersene conto. In Salita Battistine, dalle scale verso piazza Portello, o in Via Brignole De Ferrari, accanto ai giardini sotto l’albergo dei poveri, sono più le siringhe da insulina fuori che quelle dentro i contenitori. Poi si tornano ad incontrare le persone sedute negli angoli, nei giardini o addirittura sugli scalini dei portoni, con le maniche tirate su, in stato confusionale. Gli «scambi» avvengono velocemente tra due persone, di cui solitamente una in motorino. E non sono scambi affettuosi. Per non parlare di quelli che si intrufolano ovunque alla ricerca della dose che chissà dov’è finita o che magari qualcuno non ha più trovato: nelle impalcature, nelle inferriate, in qualche finestra o sotto qualche mattonella che balla. Adesso c’è anche chi si accampa in qualche vicolo di scarso passaggio con tanto di fornelletto per scaldarsi qualcosa di necessario al consumo personale. E con tutto questo, sono tornate anche le secchiate d’acqua: un rito dei vicoli di cui si era fortunatamente persa ogni traccia. La signora di turno s’affaccia sul carruggio, verifica che sta succedendo qualcosa di strano, si arma di pentola, di catino o di un «bulacco» qualsiasi, lo riempe d’acqua e lo caccia giù. Il gavettone risolve poco, i malcapitati si spostano lanciando improperi o ringraziando ironicamente, ma almeno lo scopo è raggiunto: sotto la sua finestra non ci sono più. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
La città antica, profondamente cambiata, ridipinta, ristrutturata, pedonalizzata, doveva definitivamente abbandonare almeno questo aspetto. Dove c’è luce, ordine e pulizia, dicevano i vari esponenti, non ci può essere droga e criminalità. Evidentemente qualcosa non è andato per il verso giusto. Strani movimenti sono stati avvistati anche nella nuovissima e coloratissima piazza dei Truogoli di Santa Brigida, che unisce via Balbi e via Pré, una piazza che la civica amministrazione ha sì riaperto, ma che ancora adesso non vede residenti nelle abitazioni e commercianti nei negozi. Gli stessi truogoli non sono ancora stati rimessi al loro originario posto. Però in questa piazza «fantasma» la fanno da padrone i motorini parcheggiati e i tossicodipendenti. Per non parlare del ghetto, in attesa dei soldi europei dei bandi di riqualificazione. E anche nel dedalo dei cantieri dietro via Pré, vico Macellari o piazza Tenedo ad esempio, continua la presenza di chi vuole drogarsi in santa pace, complice la privacy che i vicoli e i cantieri offrono a certe zone. Una realtà che fa a pugni con la realtà del recupero, come quella che avviene nel centro di prima accoglienza del drop-in di Vico Tana, a pochi metri di distanza. Qui trovano una casa ex-tossicodipendenti aiutati da una apposita attuazione di progetti di reinserimento sociale e lavorativo.
Difficile capire perché sta tornando indietro. Troppo facile mescolare immigrazione e criminalità, senza tener conto del tessuto sociale che non ha mai abbandonato il centro storico, anche se più bello e più accogliente di prima. Questo crimine non ha colore e se ce l’ha è sicuramente bianco, bianco come la polvere dentro le bustine che lo alimenta.