Il recupero urbanistico che non c’è

Lo schema Ppp (Public private partnership) continua a esercitare nella politica del governo britannico un ruolo pari a circa il 10-15% degli investimenti totali nei servizi pubblici. Per i prossimi cinque anni sono in programma circa duecento progetti (in particolare, sistema carceraio, scolastico, sanitario e delle infrastrutture) per un valore di circa 40 miliardi di euro.
I dati sono emersi negli scorsi giorni a Venezia dove, sotto l’egida di Uk Trade&Investment e dell’Autorità portuale di Venezia, numerose società internazionali si sono date convegno sul tema “Rigenerazione urbana e dei waterfront” (litorali, ndr). La scelta della Serenissima non è stata certo casuale: vi si lavora da tempo per la riqualificazione dell’area industriale e in prima linea - con il progetto “Waterfront Rays” - c’è la società Nova Marghera, del gruppo Guaraldo.
Il Regno Unito, è noto, ha una capacità unica nel realizzare programmi di rigenerazione integrata su vasta scala. È anche una questione storica: il Paese, infatti, fu il primo a fare i conti con la deindustrializzazione, a partire dalla metà del secolo scorso. Il pubblico e il privato dovevano lavorare insieme per la buona riuscita di programmi di rinnovamento urbano sempre più indispensabili. Così ora Londra, Cardiff, Bristol e Birmingham vantano già casi di eccellenza (gli intervento di rigenerazione innescano, anche a livello puramente immobiliare, processi molto virtuosi). E altri mega-progetti sono in corso. Nella capitale del Regno Unito, ad esempio, verrà inaugurata all’inizio dell’estate la prima fase del progetto “Greenwich Peninsula” (Dome), una nuova comunità multifunzionale su una superficie di 75 ettari, affacciata per 2,5 chilometri sul Tamigi: un intervento il cui valore è stimato, a conclusione lavori, circa 5 miliardi di sterline, portato avanti dal gruppo Lend Lease, che sta affrontando anche il “Victoria Harbour” a Melbourne. È questo il più vasto progetto di edificazione di un waterfront cittadino nella storia australiana: oltre tre chilometri di fronte, uno dei maggiori spazi pubblici all’aperto del Paese.
Sono solo alcuni esempi (come non citare Dublino e Glasgow) di ciò che succede all’estero. In Italia, molti centralissimi waterfront considerati tra i più belli del mondo - fra tutti l’area Bagnoli a Napoli, l’Arsenale a Venezia e il Porto Vecchio a Trieste - attendono purtroppo da anni, o decenni, di recuperare la loro relazione con la città. Si sono, è vero, banditi concorsi di progettazione, e coinvolti anche architetti di fama internazionale, ma chissà quanto ancora ci vorrà per vedere qualche gru.