Red Bull col trucco. E la F1 scorda l’impresa di Baghetti

Premesso che il pilotaggio - traffico a parte - ha avuto un ruolo preponderante nelle qualifiche per l'odierno Gp del Belgio, con un asciugarsi di pista che sempre esalta la sensibilità dei guidatori (Vettel intoccabile e i Massalonsi dietro), la più sorprendente realtà tecnica del momento è che il direttore tecnico delle Red Bull, Adrian Newey, se-ne-infischia del maltempo! Asciutto o bagnato, per le sue scelte d'assetto, nessuna differenza. Aveva deciso di affrontare le elevate velocità di Francorchamps con un’ala posteriore sottile (piccolo «flap» e sezione principale quasi piatta) e ha conservato la configurazione anche con la pioggia.
Duro colpo per i tecnici della McLaren e della Ferrari, che hanno seguito le previsioni meteo e che hanno sperato di prevalere con il maggior carico. Quali velocità punta superiori? 299,5-298,8 per Vettel-Webber e 298,6-296 per Alonso-Massa; peggio (292,7-282,5) solo per Hamilton-Button. Segno evidente che le Rbr hanno ben altre risorse di sospensioni e di effetto-suolo.
In ogni caso, visti i 300 orari, cosa farei, se avessi ancora il ruolo del 1979, quando ho misurato la cilindrata del primo turbo vittorioso a Digione? A fine prove, per non saper né leggere né scrivere, con le foto di Budapest in mano (almeno 40 mm di deflessione), prenderei la macchina del campione del mondo e la sottoporrei alla prova di flessibilità dell'Art. 3.17.1. Non entro, poi, nel nauseante campo delle soffiature illecite, con scarichi a pipa tirolese, per evitare il peggio. Se a Monza un nuovo rogo indurrà la Procura competente a scagliarsi contro il delegato tecnico e il presidente della Fia-Tv sarà sacrosanto.
E chiudo con un ricordo affettuoso, visto il clamore sollevato dai vent'anni dall'esordio di Schumacher: 50 anni fa Giancarlo Baghetti debuttava nel mondiale e vinceva clamorosamente il Gp di Francia. Onore alla tradizione sportiva italiana.