Redditi, pm apre inchiesta: privacy violata

Aperta un’inchiesta sulla
pubblicazione in internet dei
redditi: ipotizzata la violazione
della legge sulla privacy che punisce il
trattamento illecito dei dati personali. Secondo il magistrato
la divulgazione ha determinato un’esposizione a rischio delle
persone. Sarà sentito il direttore dell'Agenzia delle entrate<br />

Roma - Il procuratore aggiunto della capitale Franco Ionta ha aperto un’inchiesta in relazione alla pubblicazione su internet degli elenchi delle denunce dei redditi degli italiani. Il reato ipotizzato è la violazione dell’art. 167 della legge sulla privacy che punisce il trattamento illecito dei dati personali. Secondo il magistrato, la divulgazione ha determinato un’esposizione a rischio delle persone; sotto accusa sono, quindi, le modalità - in maniera indiscriminata - con cui sono state diffuse le informazioni.

La decisione della procura La procura di Roma ha deciso, d’ufficio, di aprire il fascicolo processuale, per il momento contro ignoti, sulla base del presupposto che la pubblicazione di dati, anche non sensibili, come quelli sui redditi denunciati dagli italiani nel 2005, è comunque sottoposta a delle cautele e a delle modalità che non espongano a rischi i contribuenti. In sostanza, per la procura, è vero che si tratta di dati la cui accessibilità è regolamentata dalle norme, ma la loro pubblicazione in modo indiscriminato, e alla mercè di chiunque, non sarebbe consentita e potrebbe causare dei problemi ai titolari dei 730 e dei 740. Gli accertamenti sono stati affidati alla polizia postale e già nelle prossime ore dovrebbe essere acquisita, presso l’Agenzia delle Entrate, tutta la documentazione relativa alla pubblicazione dei dati. Il procuratore aggiunto Ionta, in particolare, vuole identificare chi abbia disposto la messa in rete dei dati e ricostruire tutti i passaggi della decisione che, a detta del viceministro Vincenzo Visco, è stata presa in applicazione della legge. Le stesse persone, ragionevolmente, saranno poi convocate in procura per dare la loro versione.

Sarà sentito il direttore dell'Agenzia delle entrate Anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Massimo Romano, sarà sentito nelle prossime ore dagli uomini della polizia postale in conseguenza dell’apertura da parte della procura di Roma di un fascicolo per violazione della privacy dopo la pubblicazione su internet delle dichiarazioni dei redditi degli italiani. L’ordine di esecuzione firmato dal procuratore aggiunto Franco Ionta, con cui si chiede di acquisire tutta la documentazione relativa alla pubblicazione dei dati, è già stato trasmesso alla polizia postale, che in queste ore sta rintracciando i dipendenti e i funzionari dell’Agenzia. Il primo passo investigativo, infatti, sarà quello dell’identificazione di tutte le persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con la pubblicazione delle liste. E tutti, dunque anche il direttore, saranno successivamente sentiti in qualità di persone informate sui fatti, con l’obiettivo di capire come e da chi è stata disposta la pubblicazione. Una volta raccolte le testimonianze, la polizia postale invierà un rapporto alla procura di Roma e spetterà poi ai magistrati definire se indagare qualcuno - al momento il fascicolo è contro ignoti - e se procedere ad eventuali sequestri di materiale e di attrezzature tecniche.

Il pm: "Serve maggiore cautela" I dati riguardanti la denuncia dei redditi, pur non essendo qualificabili come "sensibili" sono comunque tali da non poter essere "diffusi a tutti in maniera indifferenziata o indiscriminata, anche se la loro accessibilità è regolata da alcune norme". È questo il ragionamento seguito dal procuratore aggiunto di Roma, Franco Ionta, titolare di un fascicolo, "per il momento esplorativo", sulla divulgazione on line dei redditi denunciati dai contribuenti italiani nel 2005. "Anche per quei dati non sensibili occorre adottare cautele e precauzioni per evitare che la loro comunicazione all’esterno comporti rischi per alcun soggetto". In assenza di denunce (fino a questa mattina nessun esposto risultava presentato a piazzale Clodio), in procura si è sottolineato che l’apertura del procedimento è stata avviata d’ufficio perchè, «alla luce dell’elevatissimo numero di utenti che via internet hanno acquisito informazioni riservate, c’è stata una palese violazione della legge sulla privacy» e poi perchè l’eventuale reato è stato compiuto nella capitale dove ha sede l’Agenzia delle Entrate. Senza dimenticare, poi, che "è pacifico che il fatto sia avvenuto in virtù di quanto dichiarato dal Garante della privacy e dal viceministro dell’Economia Vincenzo Visco". L’obiettivo del procuratore aggiunto Ionta è ora quello di capire chi e perchè abbia deciso di divulgare in rete quei dati. Gli accertamenti sono stati affidati alla polizia postale che già oggi potrebbe presentarsi all’Agenzia delle Entrate per acquisire un pò di documentazione. Non è escluso, infine, che il magistrato possa convocare nei prossimi giorni i protagonisti della vicenda per una ricostruzione dei fatti. Solo se dovesse emergere un ruolo del ministro dell’Economia, il procedimento finirebbe automaticamente all’attenzione del tribunale per i reati ministeriali. In tutti gli altri casi, sarà la magistratura ordinaria a coordinare l’inchiesta

L'incontro con il garante della privacy È fissata per martedì 6 maggio la riunione del Garante della privacy dedicata alle dichiarazioni dei redditi finite sul web. Francesco Pizzetti, ha chiesto all’Agenzia delle entrate una relazione completa per lunedì 5 maggio sul come e perché sia nata l’iniziativa di pubblicare i 730 degli italiani. Mentre ieri era stato la stesso Garante ad ammettere che un volta finiti nella Rete i dati erano divenuti ingovernabili.