Redditi, il web aggira lo stop del Garante

Le dichiarazioni dei redditi degli italiani continuano a essere disponibili in rete. Il Fisco all'Authority: "Chiarimenti la settimana prossima". Il Codacons denuncia Visco in 104 procure. Speciale: "Avvelenati i pozzi"

Milano - I redditi degli italiani rimangono in rete e sono ancora consultabili: grazie a Emule, un sistema di file sharing in peer to peer, si può accedere alle dichiarazioni dei contribuenti relative al 2005 impostando una semplice ricerca da un qualsiasi motore, aggirando così lo stop imposto dal Garante della privacy alla pubblicazione on line decisa dall’agenzia delle entrate. L’operazione è estremamente lineare grazie a un sistema di link che accompagna il navigatore fino a scovare l’elenco della discordia. Infatti risulta che molti patiti della Rete, subito prima dell’altolà del Garante, hanno provveduto a copiare i redditi dal sito dell’agenzia delle entrate e adesso è praticamente impossibile tornare indietro. Dati, nomi e imponibili rimangono disponibili nella rete.

Chiarimenti Potrebbero arrivare già la prossima settimana i chiarimenti chiesti dal Garante delle privacy all’agenzia delle entrate, dopo la decisione di mettere in rete le dichiarazini dei redditi degli italiani. A quanto si apprende, gli uffici dell’agenzia sono al lavoro per preparare un documento con cui fornire spiegazioni sull’interpretazione della norma che riguarda la pubblicazione delle dichiarazioni.

Consumatori La questione, che ha sollevato una ridda di polemiche e diviso gli stessi italiani, continua a tenere banco: e, nelle ultime ore, è arrivata anche la presa di posizione dell’Adiconsum, associazione dei consumatori. Rendere note le dichiarazioni dei redditi degli italiani è stata "una scelta giusta, ma realizzata male - dice il presidente Paolo Landi -: i colpevoli di questa grande superficialità burocratica non possono restare a gestire un servizio così delicato". Per l’Adiconsum, considerando il rischio di truffe basate sul furto di identità, è ora "indispensabile un appello da parte delle istituzioni ai vari motori di ricerca su internet e a tutti coloro che hanno registrato i dati dell’agenzia delle entrate a evitare di rimettere in rete" le informazioni che erano state diffuse. Anche se si tratta di "una scelta di trasparenza che possiamo condividere" dice Landi, l’Adiconsum "condivide la decisione dell’Autorità della privacy per aver interrotto e sospeso questa applicazione".

Codacons: denunce contro Visco in 104 procure Il Codacons ha deciso di presentare una denuncia penale contro il viceministro dell’Economia, Vincenzo Visco, presso 104 procure della Repubblica "affinchè anche la magistratura apra delle indagini" sulla vicenda delle dichiarazioni dei redditi online. Ad annunciarlo è una nota dell’organizzazione in cui si sottolinea che sono "una marea le diffide già inviate al Garante della privacy e all’Agenzia delle Entrate" e che "il sito del Codacons è stato letteralmente preso d’assalto dopo la pubblicazione del modello da scaricare gratuitamente per avere tra 500 e 1.000 euro di risarcimento per ciascun contribuente la cui denuncia dei redditi sia stata messa sul web".

I dati La metà degli italiani (il 54,07%) vive con meno di 15mila euro annui. È quanto si evince dalle analisi statistiche Irpef sull’anno d’imposta 2005 resi disponibili dal ministero dell’Economia. Su un totale di 40.742.497 contribuenti, oltre 22 milioni di italiani dichiarano un reddito inferiore a 15mila euro annui. Pochi i super ricchi: solo lo 0,8% dei contribuenti dichiara più di 100mila euro l’anno. Si tratta di circa 300mila italiani, numero che scende a 59mila se si considerano i soli redditi superiori a 200mila euro. 

Speciale: "Avvelenati i pozzi" Roberto Speciale (Pdl) a Panorama del giorno di Maurizio Belpietro (Canale 5) sostiene che il nuovo governo dovrà intervenire per rimediare alla pubblicazione delle denunce dei redditi di tutti gli italiani, in modo che simili fatti non si possano ripetere. "Il viceministro Visco o chi per lui - spiega l’ex comandante generale della Gdf - facendo un’interpretazione molto estensiva di un dpr del 1973, che disponeva la pubblicazione dei dati però con determinate garanzie sempre presso le agenzie delle entrate, ha avuto questa bellissima pensata mettendo praticamente in piazza i redditi di tutti gli italiani". Speciale parla delle conseguenze: "Pizzo, ricatti eventuali sequestri di persona, hanno messo i poveri cittadini in piazza spiabili da parte di tutti così aumenteranno le delazioni. Hanno messo gli italiani in un mare di guai. Alcuni siti hanno messo in vendita questi dati. Ormai, come si dice, la frittata è fatta. Se si volevano avvelenare i pozzi, e questo era il motivo, i pozzi sono stati avvelenati: è una vendetta del precedente governo".