Il redivivo Gheddafi querela i palestinesi

Calderoli si rammarica: «Peccato che il colonnello goda di buona salute» Immediata la protesta dell’ambasciata di Tripoli: «Persona odiosa»

Il colonnello Muammar Gheddafi è inferocito per la notizia che lo dava in coma a causa di un ictus. In altri tempi avrebbe mandato un commando a sistemare le cose, ma oggi il capopopolo libico non è più così estremista e allora annuncia querela. Gheddafi vuole far causa all’agenzia di stampa palestinese, la Maan, finanziata da alcuni Paesi europei, che ha lanciato lunedì la notizia infondata che lui fosse moribondo. Non solo: il colonnello è convinto che dietro alla vicenda ci sia un’abile opera di disinformazione di alcuni servizi segreti arabi. Da tempo Gheddafi è ai ferri corti con alcuni Paesi medio-orientali, come l’Arabia Saudita, a tal punto che ha annunciato di «aver divorziato dal mondo arabo».
Lunedì sera il colonnello si è presentato davanti a microfoni e telecamere in forma smagliante. «Gli arabi e quelli che li controllano sono dietro a quanto è successo – ha attaccato il colonnello – e dunque faremo causa a quest’agenzia. Da adesso in poi nessuno mentirà e la passerà liscia». Invece che prenderla con ironia il leader rivoluzionario, scampato ai bombardamenti degli americani e a diversi attentati, ha deciso di reagire a colpi di querela.
La rabbia di Gheddafi dipende da fattori ben più profondi, che stanno alla base degli incrinati rapporti con i Paesi arabi. «Avete forse mai sentito voi qualcosa del genere in Botswana, Malawi o Guinea?», si è chiesto ironicamente il colonnello durante un’intervista con Al Jazeera. «Certamente no - si è risposto - e questo perché non sono arabi. Noi invece che siamo arabi diciamo bugie su noi stessi e ci comportiamo in modo che ci considerino dei negri bantù». Poi arriva l’affondo sul complotto: «Ci sono dietro noti servizi segreti che pagano soldi. Invece di darli ai loro popoli, li offrono alla Maan».
L’aspetto curioso è che l’agenzia è finanziata dal ministero degli Esteri olandese e da quello danese. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ha subito chiamato al telefono il leader libico per scusarsi. La stessa Maan ha fatto velocemente marcia indietro incolpando «un’inattendibile» e anonima fonte europea. Negli anni 90 i Paesi arabi hanno voltato le spalle alla Libia durante le sanzioni internazionali provocate dal coinvolgimento del regime di Tripoli con il terrorismo internazionale.
«Non accetto lezioni da chi ha fatto in passato uso del terrorismo in politica, da un Paese che lanciò missili contro le coste italiane, che chiede fantomatici risarcimenti di guerra e continua ancora oggi a minacciare Paesi vicini con invasioni periodiche di immigrati». Così Roberto Calderoli, coordinatore della Lega e vicepresidente del Senato, ha replicato a una nota dell’ambasciata libica, che ieri lo aveva definito «persona irresponsabile, odiosa e malaugurante». Qualche ora prima Calderoli si era rammaricato del fatto che Gheddafi non fosse in coma e godesse «purtroppo» di ottima salute.