Referendum, alle urne per cambiare l’Italia

Non c’è quorum, esito valido anche con affluenza inferiore del 50%. Unico precedente quello dell’ottobre del 2001

da Milano

Con il referendum costituzionale di domenica e lunedì si chiude la lunga stagione elettorale cominciata il 9 e 10 aprile con le politiche e proseguita con le amministrative del 28 e 29 maggio che hanno interessato oltre 19 milioni di italiani fra i quali gli elettori di Torino, Milano, Roma e Napoli e con il voto regionale che si è svolto in Sicilia, insieme con il secondo turno delle amministrative, l’11 e il 12 giugno.
L’iter. Ma con la consultazione si conclude anche un iter iniziato il 17 ottobre del 2003, quando in Parlamento arrivò il testo elaborato dai cosiddetti saggi di Lorenzago, rappresentanti dei partiti del centrodestra che ridisegna ampiamente la seconda parte della Costituzione con la devoluzione, il premierato, il Senato federale, nuove regole per la composizione della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura. La riforma fu approvata due volte dalla Camera, il 15 ottobre del 2004 e il 20 ottobre del 2005, e due volte dal Senato, il 23 marzo del 2005 e il 16 novembre del 2005.
Il precedente. Quello di domenica e lunedì è il secondo referendum costituzionale dall’entrata in vigore della nostra Carta fondamentale. L’unico precedente, infatti, è quello del 7 ottobre del 2001, quando l’elettorato approvò la riforma del titolo V varata in Parlamento dal centrosinistra nel finale della tredicesima legislatura.
Senza quorum. A differenza del referendum abrogativo, che produce i suoi effetti soltanto se vota più del 50% degli elettori, il risultato del referendum costituzionale previsto per confermare le riforme approvate dalle Camere con una maggioranza inferiore ai due terzi è valido comunque. Se nelle urne prevalgono i «sì» la modifica costituzionale entra in vigore, se invece vincono i «no» tutto resta come prima. Anche se a votare va meno del 50% degli elettori, come è accaduto nel 2001 quando alle urne andò il 34,1% degli aventi diritto. I «sì» furono il 64,2%, i «no» il 35,8%.
I numeri. Al voto nelle 60.978 sezioni elettorali allestite in tutta Italia sono chiamati 47 milioni 342mila cittadini. I circa 2 milioni e 600mila elettori italiani residenti all’estero hanno potuto votare per corrispondenza, facendo pervenire entro le 16 ora locale i plichi con le schede agli uffici consolari della loro circoscrizione elettorale.
Orari e documenti. I seggi saranno aperti domenica 25 dalle 8 alle 22 e lunedì 26 dalle 7 alle 15. Per votare gli elettori devono presentarsi ai seggi con un documento d’identità e la tessera elettorale. Chi l’avesse smarrita o non ancora ricevuta può chiederla al proprio Comune di residenza, i cui uffici saranno aperti anche domenica e lunedì durante le operazioni di voto.