Il referendum anti clandestini torna dalle ferie

Il referendum contro i privilegi ai clandestini si farà. La data potrebbe stabilirla Romano Prodi. Il centrodestra è infatti deciso a raccogliere le firme necessarie per essere pronti «alla prima tornata elettorale utile». Se il governo cadrà, i partiti della Casa delle Libertà faranno in modo di farsi trovare con i moduli già compilati così da «allegare» alle consultazioni anche una scheda per cancellare la legge regionale promossa dall’assessore Enrico Vesco. altrimenti si aspetterà un anno ancora, quando nella primavera 2009 si voterà comunque per le Europee, sempre per evitare di far spendere soldi in più per un referendum regionale.
Sono decisi, insomma, i partiti del centrodestra. Tornati dalle ferie sono pronti a fare sul serio. Stavolta. Sì, perché in realtà la corsa al referendum per abrogare la legge Vesco era già partita. L’aveva lanciata in primavera la Lega Nord. Ma tra le elezioni amministrative di maggio e le vacanze alle porte, l’obiettivo di raccogliere 50mila firme in sei mesi, cioè entro il 30 settembre, era inevitabilmente irragiungibile. Gli altri partiti della Casa della Libertà avevano sì promesso di dare una mano (nel corso di una conferenza stampa con gli stessi protagonisti, fa notare malignamente l’Arci), ma in realtà il comitato promotore era rimasto sempre isolato. E nonostante tutto il Carroccio era riuscito a mettere insieme quasi 30mila cittadini liguri che hanno sottoscritto la richiesta di referendum.
Tutto da rifare, adesso. Ma con una promessa formale di non perdere tempo. La fa per tutti Luigi Morgillo, il capogruppo di Forza Italia in Regione: «Aspettiamo che la Consulta statutaria accolga, come è scontato che faccia, il quesito referendario, poi starà a noi decidere la data di inizio della raccolta firme - spiega i passaggi e i tempi -. Dal primo giorno di raccolta avremo sei mesi per ottenere 50mila sottoscrizioni. Ma faremo molto più in fretta. Tanto da essere pronti per il primo “election day” utile, fosse anche come tutti ci auguriamo, nella primavera 2008 per la caduta del governo Prodi. Il regolamento parla chiaro: il referendum si dovrà tenere entro l’anno successivo alla data della presentazione delle firme. Cioè cisarà tempo tutto il 2009 per votare, ma noi non vogliamo sprecare soldi pubblici e così accetteremo di fissarlo in contemporanea ad altre elezioni». Per tutti comunque «questa campagna referendaria segnerà l’inizio della campagna elettorale per le prossime regionali, e chissà che non siano anche prima del 2010».
Gongola Francesco Bruzzone, capogruppo della Lega. Che ricorda come in questa estate in solitaria «nessun cittadino, a prescindere dalle proprie idee politiche, abbia mai rifiutato di firmare per il referendum contro i privilegi ai clandestini». Sì, perché è questo il punto su cui tutta l’opposizione insiste. La legge che si pone l’obiettivo di aiutare gli immigrati, di favorirne l’inserimento nel mondo del lavoro, di garantir loro cure mediche gratuite e agevolazioni per la casa, non fa distinzione tra stranieri regolari e clandestini, onesti o delinquenti. «La nostra è una difesa dei principi di giustizia sociale - incalza il capogruppo di An, Gianni Plinio -. Questa legge, unica in Italia, è un grimaldello per scardinare la legge Bossi-Fini». La concessione di stessi diritti (e non di più diritti) agli stranieri nei confronti degli italiani, e la necessità di ostacolare comunque la clandestinità sono i principi ribaditi anche da Matteo Marcenaro dell’Udc e dalla Lista Biasotti. A proposito dei rappresentanti dei partiti nel comitato promotore del referendum c’è da registrare una corsa alla partecipazione. Lo stesso Plinio ci tiene a far sapere di essere tra i «soci fondatori» nonostante il suo nome scivoli involontariamente via dai comunicati. E la Lista Biasotti si affretta ad «aggiungere» il nome del consigliere regionale Gianni Macchiavello a quello di Rita Paglia, comunicato in un primo momento. Un segno che forse stavolta l’esito sarà diverso.