«Referendum, chi non vota non è italiano»

Gabriele Villa

da Milano

«Con questo referendum non andrà a casa nessuno, Fassino stia tranquillo: un’eventuale vittoria del no non spazzerà via Berlusconi e il berlusconismo, come lui si augura. Né peraltro, almeno in questa occasione riusciremo a mandare casa Prodi. La questione è un’altra, piuttosto: quello del 25 e 26 giugno è un referendum per la modifica della nostra Costituzione. Di conseguenza io credo che partecipare all’ammodernamento della nostra Carta Costituzionale non sia soltanto un diritto ma, un dovere per il cittadino. Chi non andrà a votare penso che alla mattina guardandosi allo specchio non potrà sentirsi italiano al cento per cento».
È un Silvio Berlusconi, pacato, che va dritto al cuore del problema, quello che ieri sera è comparso davanti alle telecamere dell’Antipatico di Rete 4 per rispondere alle domande del conduttore, il direttore del Giornale Maurizio Belpietro. Risposte concrete per un confronto, come quello referendario, che interessa problemi concreti: la riduzione dei parlamentari, i costi eccessivi del mantenimento di un’organizzazione centralistica che deve essere snellita con il trasferimento alle regioni di un maggior numero di competenze e ancora i poteri che verrebbero attribuiti al premier.
Centrosinistra e centrodestra partono ovviamente da valutazioni opposte ma, obbietta il presidente Berlusconi «è curioso come la sinistra abbia soltanto opposto degli slogan per contrastare tutte le motivazioni, valide e supportate dall’unico obbiettivo di riammodernare il Paese, che la Casa della Libertà ha espresso e continua a esprimere per invitare l’elettore a mettere un sì sulla scheda».
E, a proposito di slogan e dintorni, puntuale arriva la domanda di Belpietro sull’uscita di Scalfaro che, paladino del comitato per il no,sostiene che la riforma costituzionale, propugnata dalla Cdl, «sarebbe costosissima per il Paese». «Già questa affermazione - ha replicato Berlusconi - fa capire ai cittadini su quale base la sinistra porta le sue critiche a un testo di buon senso come il nostro che abbiamo meditato a lungo. Quella di Scalfaro è una menzogna e illustra il personaggio che ben conosciamo». E incalza: «Vi do a questo proposito un sondaggio freschissimo, realizzato da Euromedia con i metodi tradizionali: se si andasse a votare domani la Cdl si attesterebbe al 52,4 per cento mentre il centrosinistra si fermerebbe al 46,9 per cento. D’altra parte l’unica politica portata avanti fino ad oggi da questa maggioranza è il tentativo di distruggere tutte le nostre riforme, tutte le nostre iniziative. Dai trafori alpini, al Mose a venezia, alla Tav in Piemonte. C’è stato persino un sottosegretario, Paolo Cento che ha detto che in questa legislatura non si farà la Tav. Questa è una affermazione gravissima». Poi l’affondo: «Il mio è un appello a tutti gli italiani, ma in particolare ai moderati: andate a votare Sì, per l'ammodernamento del Paese e per dare una lezione a questa sinistra che sta distruggendo tutto il nostro lavoro. Andate a votare, perché chi andrà al mare poi non potrà più lamentarsi. O meglio prima andate a votare e poi andate al mare perché questa riforma - ha proseguito l'ex presidente del Consiglio - riduce i costi della politica, velocizza i tempi d'approvazione delle leggi e dà al premier il potere di nominare e revocare i singoli ministri, proprio come succede in tutti gli altri stati europei».
«In buona sostanza questa riforma cancella il caos fatto dalla sinistra nel 2001 - ha spiegato il leader di Forza Italia - poiché restituisce al Parlamento alcune prerogative fondamentali: la gestione delle grandi opere, delle infrastrutture e dei trasporti. Insomma, quando la sinistra afferma che questa “devolution is dissolution”, come al solito mente». Resta il fatto che, come ha ricordato Belpietro, «in caso di vittoria del sì avete promesso che dialogherete con il centrosinistra». Conferma il presidente: «C'è tutto il tempo per farlo anche perché alcune modifiche costituzionali avranno effetto nel 2011 e altre nel 2016. Di conseguenza ci sarà spazio a sufficienza per sedersi a un tavolo e apportare tutti quei miglioramenti che sono sempre possibili. Penso proprio di aver maturato una certa esperienza dopo 260 provvedimenti e 1730 testi portati sul tavolo della discussione in Consiglio dei ministri: mai nessun presidente del Consiglio era riuscito a tanto».
Conclusa l’intervista con il direttore del Giornale, Silvio Berlusconi si è intrattenuto per qualche minuto con i giornalisti presenti alla registrazione.
A proposito delle intercettazioni telefoniche, come riferiamo in altra parte del nostro quotidiano, ha definito «barbaro» quanto sta accadendo oggi in Italia. Poi ha stemperato il clima parlando di calcio e di mondiali. Rieletto nei giorni scorsi dall'assemblea presidente del Milan ha assicurato che dopo il referendum per la riforma costituzionale ritornerà ad occuparsi a tempo pieno della squadra, ad iniziare dal calciomercato. Ai giornalisti ha assicurato il suo impegno per i rossoneri. «Sono stato eletto dall'assemblea ma non ho ancora avuto modo di incontrare Galliani - ha detto l'ex premier -. Ci siamo sentiti al telefono. Dalla prossima settimana, dopo la fine della campagna elettorale ritornerò a fare il presidente del Milan». Alla domanda se ha già in mente qualche nuovo acquisto, ha replicato: «Vediamo, adesso vediamo perché non ho ancora veramente avuto neppure la possibilità di vedere Galliani». A Berlusconi è quindi stato chiesto se è soddisfatto della prestazione dei rossoneri in maglia azzurra ai Mondiali di Germania. Cosa dice dei gol di Gilardino e di Pirlo, sono loro che sostengono la squadra? «Io l' ho sempre detto».