Referendum, la Consulta dice sì

La consultazione fra il 15 aprile e il 15 giugno. Segni: &quot;Finalmente c’è una speranza per l’Italia&quot;. Scossa ai partiti: <strong><a href="/a.pic1?ID=234564">subito la nuova legge</a></strong>

Roma - Lo slogan sarà «Adesso sì». Lo ha annunciato il presidente del comitato promotore del referendum sulla legge elettorale, Giovanni Guzzetta, non nascondendo la soddisfazione per il via libera ai quesiti da parte della Consulta. Ieri, infatti, la Corte costituzionale ha dichiarato ammissibili tutti e tre i quesiti presentati dai referendari, ossia l’attribuzione del premio di maggioranza alla lista che raccoglie il maggior numero di voti sia alla Camera che al Senato (con abrogazione del collegamento tra liste) e il divieto di candidature multiple.

Come anticipato dal Giornale sabato scorso, la decisione dei quattordici magistrati presieduti da Franco Bile è stata rapida. La camera di consiglio è durata poco più di cinque ore a partire dalle 11 di ieri mattina. In precedenza erano stati ascoltati gli avvocati di parte: Beniamino Caravita di Toritto e Federico Sorrentino per il comitato promotore e Costantino Murgia, Carlo Felice Besostri e Massimo Luciani in rappresentanza del fronte del no costituito da Sdi, Sd, socialisti e Udeur del quale mancava il legale Andrea Abbamonte, agli arresti domiciliari in seguito all’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

«Il referendum metterebbe in discussione le basi della nostra democrazia rappresentativa», ha dichiarato l’avvocato Murgia. Subito rintuzzato dal collega Caravita, noto costituzionalista: «Un comizio fuori luogo, non si può limitare la libertà di espressione». La diatriba tra gli avvocati, che ha avuto luogo dinanzi ai taccuini dei cronisti, è lo specchio della divisione tra i magistrati della Corte. La decisione non sarebbe stata presa all’unanimità (10 a 4 il verdetto finale secondo alcune fonti). Due dei tre relatori dei quesiti, Ugo De Siervo e Francesco Amirante, avrebbero votato contro esprimendo le ragioni per l’inammissibilità dei referendum.

Ma il regolamento della Corte consente solo una forma di espressione del dissenso: non dovrebbero essere i due relatori, quindi, a scrivere le sentenze. D’altronde, la questione di costituzionalità posta in passato dall’ex presidente della Corte, Gustavo Zagrebelsky, non atteneva al giudizio della Consulta, chiamata ad esprimersi solo sull’ammissibilità dei quesiti. e a questo compito i magistrati si sono attenuti anche per tenere al riparo la Corte dalla bufera politica che si è scatenata sul tema delle riforme istituzionali.

Ecco perché alla fine della giornata restano solo i sorrisi dei promotori. Tra i quali Mariotto Segni, referendario per antonomasia: «Dopo tante giornate brutte finalmente c’è un raggio di sole, è una speranza per l’Italia». Radioso anche Guzzetta. «Così finiscono le alchimie e i bizantinismi» ha dichiarato lanciando una frecciata al presidente della Camera Bertinotti («non era mai accaduto che un presidente della Camera dicesse che il referendum è nocivo»). La consultazione si svolgerà tra il 15 aprile e il 15 giugno, sempre che i partiti non riescano a trovare un accordo sulla bozza Bianco. O che la legislatura non termini in anticipo.