Referendum elettorale è cominciata la corsa

Il comitato guidato da Segni vuole abolire il premio di maggioranza. Diliberto: no a iniziative trasversali

Fabrizio de Feo

da Roma

Qualcuno la definisce come la congiura dei grandi contro i piccoli. Un tentativo di porre un freno alla proliferazione di partitini e armate di ventura, fenomeno sempre attuale e ricorrente in Italia. Altri preferiscono leggere nell’iniziativa il desiderio di promuovere un «re-innesto» del bipolarismo in un sistema politico come quello italiano, sempre sensibile alle sirene delle terze vie. Fatto sta che, in un clima politico che si va surriscaldando, sono stati depositati ieri in Cassazione i quesiti per giungere a un referendum abrogativo (previsto per la primavera del 2008) di alcune parti dell’attuale legge elettorale. Un obiettivo perseguito dal Comitato promotore il cui leader è Mario Segni insieme al professore di Diritto pubblico Giovanni Guzzetta.
I dispositivi dei quesiti puntano a eliminare il premio di maggioranza per la coalizione, sia alla Camera che al Senato, per destinarlo esclusivamente alla lista vincente e a sopprimere la possibilità per i candidati di presentarsi in diverse circoscrizioni. Si giungerebbe così all’eliminazione delle candidature multiple. Una «scrematura» del sistema politico che piace a buona parte di Forza Italia e, sull’altro fronte, ai fautori del Partito democratico ma che provoca evidenti mal di pancia tra gli esponenti dei vari cespugli dell’Unione, già sul piede di guerra per quella che considerano come una spada di Damocle incombente sulla loro testa e pronti a far scattare ritorsioni sul governo.
Il più deciso - e felice - di tutti è ovviamente Mario Segni che ritorna alle sue origini referendarie e saluta quello che definisce «un colpo di spugna al vecchio sistema politico». Una considerazione che, pur con declinazioni diverse, viene ripresa da un vasto fronte bipartisan. Forza Italia, ad esempio, entra nel comitato promotore con Donato Bruno, Peppino Calderisi, Andrea Pastore e Gaetano Quagliariello, pur non condividendo la battaglia contro le candidature multiple. Perplesso, invece, Enrico La Loggia che invita a cercare «convergenze in Parlamento». Nella maggioranza fervente sostenitore del referendum è Arturo Parisi che prevede che dai quesiti possa arrivare «un contributo determinante per il Partito democratico». E un plauso convinto all’iniziativa arriva anche da Maurizio Gasparri. Grande irritazione serpeggia, invece, dalle parti della Lega, soprattutto nei confronti di Forza Italia per la decisione di sostenere la sfida referendaria. «Non possiamo dire di sì a una legge che dice: o ti allei o scompari. Sarebbe come accettare di suicidarsi» fanno notare nel Carroccio. Sempre sull’asse Forza Italia-Lega arriva, invece, da parte di Silvio Berlusconi e Umberto Bossi una «strigliata» per Roberto Maroni, colpevole di aver parlato di una leadership della Cdl «fortemente minata e messa in discussione».
Alla lista degli scontenti si iscrivono, invece, l’Udeur e i Verdi che definiscono il premio di maggioranza «una clava per favorire i partiti maggiori». Ma il più duro di tutti è il leader dei Comunisti Italiani, Oliviero Diliberto, che detta il suo avvertimento: «Se la nuova legge elettorale venisse gestita trasversalmente da un pezzo di maggioranza e da un pezzo di opposizione non potrebbero che esserci fibrillazioni sul governo».