Referendum, per evitare il flop il comitato si appella al sindaco

Diciottomila firme (18.200 per l’esattezza). Tremila in più di quelle che servono per indire un referendum, ma per raggiungere il quorum dovrà partecipare il 30% degli elettori. Il comitato MilanoSìMuove - promosso dall’ex assessore alla Mobilità Edoardo Croci, dal verde Enrico Fedrighini, dal radicale Marco Cappato - venerdì consegnerà gli scatoloni all’Ufficio elettorale. Obiettivo, votare per i 5 quesiti sull’ambiente «entro fine mandato». Magari il 21 marzo, primo giorno di primavera. O il sabato che precederà le elezioni comunali, «per usare i seggi elettorali e mettere in carico al Ministero degli interni invece che a Palazzo Marino il costo dell’operazione e ampliare le urne». In sintesi: gli organizzatori, che dopo la raccolta firme hanno già aperto la «campagna per il sì», chiedono di ridurre traffico e smog potenziando i mezzi e estendendo Ecopass; raddoppiare alberi e verde pubblico; lasciare un nuovo grande parco nell’area di Rho-Pero come eredità di Expo; risparmiare energia e ridurre le emissioni di gas serra; ripristinare la Darsena e studiare la riapertura del sistema dei Navigli. Richieste che combaciano o quasi con i piani che la giunta Moratti sta già mettendo in atto o in cantiere. Anche su Ecopass il referendum rischia di arrivare fuori tempo massimo, visto che nei giorni scorsi la commissione dei saggi nominata dal Comune ha già dato un’indicazione: il ticket deve diventare una tassa d’ingresso o vanno estese classi e area di applicazione. Forse non è un caso che il comitato ora cerchi la sponda del sindaco: «Vorremmo dialogare con l’amministrazione, è nell’interesse di tutti che la gente sia informata dei referendum con una campagna massiccia. Il sindaco potrebbe inviare una lettera alle famiglie per garantire la massima partecipazione al voto. E il regolamento - anticipa Croci - prevede spazi di mediazione tra promotori e amministrazione: se alcuni piani combaciano già con le nostre richieste, potremmo eliminare uno o più quesiti». Magari quello sull’estensione di Ecopass, che rischia di determinare il flop della consultazione. Fedrighini assicura che «il nostro non è un gesto di sfida, anzi se la Moratti facesse proprio il referendum potrebbe rafforzare una scelta che forse prenderà comunque». Il vicesindaco Riccardo De Corato ribatte che «per ora il comitato ha parlato solo attraverso i giornali, quando ci arriveranno richieste precise e circostanziate di confronto valuteremo». Cauto il capogruppo della Lega Matteo Salvini, che pure aveva chiesto per primo un referendum su Ecopass: «Secondo noi va eliminato, in un momento di crisi non possiamo chiedere altre tassa e vedo difficile confrotarci con chi chiede l’opposto. Infatti valuteremo bene anche i dati dei saggi». Ma il sindaco potrebbe tendere la mano. Talmente, come ha ribadito in più occasioni, i quesiti sono «superati» dai fatti. Dal raddoppio del verde all’estensione del teleriscaldamento. E pure sul ticket, nonostante i paletti del Carroccio, la maggioranza ha deciso che il tavolo politico terrà conto del parere dei saggi. I promotori le consegneranno venerdì le firme all’ufficio elettorale, che entro il 26 dicembre deve provvedere alla certificazione e a comunicare l’esito al Collegio dei garanti entro il 30 gennaio. I quesiti vengono trasmessi al sindaco, che in 5 giorni comunica ai promotori l’esito della procedura. Tra i 30 e i 70 giorni successivi (tra il 6 marzo e il 15 aprile) deve essere indetta la consultazione.