Referendum inutili Come buttare 100mila euro ai tempi della crisi

Gentile Direttore,
le scrivo per dimostrare come in tempo di crisi si possono buttare al vento 100.000 euro. La città di Brugherio anni fa decise con un referendum di appartenere alla provincia di Monza e Brianza. Senza abbandonarsi a elucubrazioni mentali sulla utilità di tale organismo, così si era scelto. Punto e a capo. Circa un anno fa un comitato (Rifondazione e vari gruppi comunisti) raccoglieva le firme per indire un referendum per riportare la città sotto l'ala protettrice di Milano. Raccolte le 3.000 firme necessarie il comune suo malgrado, appoggiato al no da vari gruppi sia di minoranza che di maggioranza, si è visto costretto ad indire un referendum. Il costo di tale operazione oltre alla chiusura delle scuole per un giorno, è stato di 100.000 euro. Si sono recati alle urne 2.900 elettori su circa 27.000, poco più del 10 per cento, meno di coloro che avevano firmato. Domanda: non si potevano spendere meglio tutti quei soldi? Perché coloro che si dichiarano difensori dei poveri fanno sperperare risorse che si potevano impiegare meglio? I rifondaroli hanno voluto contarsi. A nostre spese.

Beh, se davvero rifondaroli e compagni hanno voluto contarsi, hanno scoperto di essere sempre meno. Contenti loro... I dati ufficiali parlano esattamente di 2.903 elettori (1.409 maschi e 1.404 femmine), precisamente il 10,63 per cento degli aventi diritto. Peraltro la maggioranza di quelli che sono andati a votare hanno detto no, alla proposta: ciò significa che è stato organizzato un referendum da 100mila euro per una questione che stava a cuore al 5 per cento della popolazione. Se avessero votato sul rifacimento delle unghie incarnite dei vigili urbani suscitavano di sicuro più entusiasmo. La notizia di provincia (è il caso di dirlo), perciò, si rivela interessante sotto vari aspetti. Il primo è che bisognerebbe alzare le soglie per la richiesta di referendum locali. 3.000 firme? Troppo poche. Per un Paese di 27mila abitanti che ne vorrebbero almeno 13mila. Gli strumenti di democrazia diretta sono utili, ma non vanno sviliti: 3.000 firme si raccolgono piuttosto facilmente, chiunque si sveglia al mattino può organizzare un quesito referendario sul colore delle panchine della piazza o sui fiori da piantare nell’aiuola dei giardini. Gli unici davvero felici sarebbero gli studenti che avrebbero molte occasioni per saltare la scuola. Il referendum rischia di diventare surreale. In questo caso lo è stato senz’altro, per la materia del contendere. Ma come? La Provincia deve ancora nascere e già stiamo a fare i referendum per uscirne? Senza nemmeno aspettare l’istituzione? E a che pro? «Il risultato dimostra l’attaccamento dei cittadini alla nuova realtà istituzionale che sta nascendo», ha commentato l’onorevole leghista Paolo Grimoldi. «Questo dovrebbe porre fine alle inutili polemiche sull’esistenza delle Province al Nord». Non so se sia proprio così. Non so se questo risultato metterà fine alle polemiche e soprattutto non so se i cittadini davvero volevano dimostrare attaccamento alla nuova Provincia. O se, semplicemente, non gliene importava nulla del quesito di Brugherio. Però, ecco, a questo punto mi domando: chi li pagherà quei 100mila euro? Addebitargliene un po’, anche solo un centesimo per uno, a quelli che hanno organizzato l’inutile raccolta di firme sarebbe troppo? In fondo dovrebbero capirlo: contarsi va bene, ma ha il suo prezzo...