Referendum, l’ultima ipotesi: rinvio al 2010

La proposta dell’ufficio politico del Pdl condivisa da Berlusconi. In
tempi brevi una consultazione con l’opposizione. Il premier spiega il sì
a Bossi: "Scelta di responsabilità. Se non avessimo accettato avrebbero
fatto cadere il governo&quot;. <strong><a href="/a.pic1?ID=344334">Ecco perché la Lega ha fatto muro</a></strong>

Roma - Sorpresa. Referendum nel 2010, Lega permettendo. Nulla di ufficiale, però, almeno per il momento. In attesa che Silvio Berlusconi sondi Umberto Bossi. Ma a lanciare la nuova opzione, alternativa alla data del 21 giugno, certa fino a ieri pomeriggio, è l’Ufficio di presidenza del Pdl. A farsi portavoce della decisione, il coordinatore Ignazio La Russa, da giorni a capo del «fronte del rinvio». «Abbiamo deciso di affidare al presidente Berlusconi, che oltre a essere leader del partito è anche presidente del Consiglio, la decisione di procedere con il voto il 21 giugno, oppure di rinviare di un anno il referendum». Una scelta, sottolinea il ministro della Difesa, presa «anche in considerazione delle parole di Massimo D’Alema, che ha spiegato di essere favorevole» a un rinvio del referendum.

Intanto, il premier - che in mattinata aveva spiegato le ragioni che lo hanno spinto a evitare scontri sull’election day con il Carroccio, pena la caduta del governo - non nasconde il suo giudizio favorevole. «Io sono d’accordo», afferma il Cavaliere durante la riunione convocata a ora di cena a Palazzo Grazioli, pur precisando: «Ora però dovrò parlare con la Lega per ascoltare cosa ne pensa». In caso di accordo, fa notare La Russa, si toglierebbero frecce all’arco del centrosinistra, un «argomento propagandistico» che utilizzerebbe per tutta la campagna elettorale: ovvero, i 400 milioni di euro che andrebbero sprecati senza l’accorpamento.

Al di là della nuova ipotesi, in visita per la sesta volta in Abruzzo dal giorno del terremoto, Berlusconi chiarisce i motivi per cui ha dovuto accettare il niet del Senatùr sulla data del 7 giugno. Così, prende il microfono, rassicura gli sfollati, poi, a freddo, affonda il colpo e dà una stoccata all’alleato, creando scompiglio tra i cronisti accaldati. Parla di «rinuncia», il premier. Ammette di aver portato avanti una scelta negativa, per il Pdl, visto che «non abbiamo inseguito, con il referendum elettorale, una situazione per noi favorevole e molto positiva, come il raggiungimento del sistema bipartitico». Ma tant’è, bisogna accettare di far svolgere la consultazione il 21 giugno o addirittura il prossimo anno, e non il 7, in quello che sarebbe stato un ricco election day. Che avrebbe lasciato in cassa - è una questione non secondaria - risorse da investire nella ricostruzione post-sisma in Abruzzo. Anche se le stime reali, precisa il premier, sono «lontanissime» dai 400 milioni sbandierati in questi giorni da più parti. Ma è quasi una questione di real politik, senza alternative, visto che il risultato sarebbe stato traumatico: la maggioranza sarebbe implosa.

Il premier ripete così in pubblico quanto anticipato ai suoi fedelissimi mercoledì sera. E ne approfitta, durante la visita alla tendopoli di Poggio Picenze, per togliersi pure qualche altro sassolino. Rivolgendosi all’opposizione, spiegherà più tardi, smentendo in maniera categorica di aver voluto lanciare una frecciatina a Gianfranco Fini, fortemente critico sulla decisione che il governo si appresta(va) a prendere. «Dispiace che certi interpretino come debolezza del presidente del Consiglio e del Pdl quella di aver ceduto alla precisa richiesta di una parte della maggioranza, che non avrebbe accettato e avrebbe fatto cadere il governo».

D’altronde, fa notare il Cavaliere, come si fa, in un momento storico così delicato? «Sarebbe stato da irresponsabili» andare allo scontro con il Carroccio, che vede come fumo negli occhi i tre quesiti referendari per la sua sopravvivenza. Come si fa, si chiede Berlusconi, a non capire che bisogna privilegiare la tenuta dell’esecutivo, chiamato a fronteggiare la crisi economica, la ricostruzione in Abruzzo, e perché no, la presidenza del G8?
In ogni caso, Berlusconi assicura di non avercela affatto con Fini. Non c’è «nessuna polemica con il presidente della Camera sul referendum», chiarisce il Cavaliere, che aggiunge: «Ho solo risposto all’opposizione». Ancora una volta, lamenta, siamo dinanzi ad un «atteggiamento inaccettabile da parte della stampa», che continua ad «attribuirmi frasi che non ho mai detto. Non è questo il modo di riferire ai cittadini quello che dice il presidente del Consiglio». Io, spiega, «mi rivolgo all’opposizione, che ci ha accusato di disperdere i fondi dello Stato. Le cifre diffuse non sono quelle vere, ma molto meno».