Referendum, Maroni: "Proporrò data in cdm" E il Pd apre al rinvio

Prosegue il braccio di ferro sulla data del referendum. Il Viminale fa sapere di aver sentito tutti gli interlocutori e di essere pronto a proporre una data

Roma - Prosegue il braccio di ferro sulla data del referendum. Anche se ormai siamo agli sgoccioli. Tra poco il governo deciderà il da farsi. Intanto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, fa sapere di aver "sentito tutti i membri responsabili di partiti dell’opposizione" e si dice "pronto a fare la proposta in consiglio dei ministri sulla data in cui svolgere il referendum". Il responsabile del Viminale non aggiunge altro. Si registrano, però, alcune adesioni all'ipotesi dello slittamento. Tra queste la più importante è quella del Pd. Vincolata, però, all'adesione da parte dei promotori del referendum.

Pd: sì al 2010 se promotori sono d'accordo Il Pd aspetta "parole chiare e univoche dal governo e dalla maggioranza"; e, intanto, dà la sua "disponibilità allo slittamento al 2010 solo col consenso dei promotori": è quanto si afferma in una nota dell’ufficio stampa del Partito democratico a conclusione della riunione della segreteria del Pd. Il partito democratico fa sapere di "aver dato la propria disponibilità ad un percorso legislativo che, nel rispetto delle regole, consenta di votare il 21 giugno, data nella quale si può ottenere un risparmio minore ma significativo. Aspettiamo su questo parole chiare e univoche da parte del governo e della maggioranza.

Il possibile slittamento Rispetto al dibattito che avviene sui giornali sull’ipotesi di slittamento della consultazione referendaria al 2010, peraltro mai proposto dal governo all’opposizione e sul quale i più autorevoli esponenti della maggioranza e del governo dicono quotidianamente cose diverse tra loro, il Pd - conclude la nota - dichiara la propria disponibilità con la condizione, giuridicamente e politicamente irrinunciabile, che vi sia il necessario e preventivo assenso da parte dei promotori del referendum".

Bonino: eccessivo parlare di golpe?  "Vincoli, leggi e scadenze sono degli optional per cui quando all’establishment non vanno bene si fa un decreto che rinvia e tanti saluti. È eccessivo chiamarlo un golpe? Se qualcuno tra qualche anno dicesse rinviamo le elezioni politiche perchè in quel dato momento non sono opportune quale parola dovremmo usare? E con quale credibilità ci si opporrebbe, chiedo a D’Alema e a Ferrero ed altri visto che sono stati i primi a dire tanto vale che rinviamo il referndum di un anno?": così a Radio Radicale la vicepresidente del Senato, Emma Bonino, ha commentato l’ipotesi di rinviare di un anno il referendum elettorale.

Rutelli: col sì legge peggiore del Porcellum "La mia posizione sul referendum è in minoranza oggi nel Pd. Io credo che il bipartitismo consegnerebbe l’Italia al populismo della destra e quello che uscirebbe dal referendum sarebbe peggio di quello che abbiamo oggi". Lo ha detto Francesco Rutelli a Red Tv, intervistato da Antonio Polito. Per avvalorare la propria contrarietà al referendum, Rutelli sottolinea anche un altro fatto: "Pare che Berlusconi si stia predisponendo per il sì, questo è indicativo e servirà ad aprire gli occhi a qualcuno".

Violante: no a quesito e no a rinvio Luciano Violante, ex presidente della Camera ed esponente Pd, in una lettera ad Europa spiega il suo "no al referendum elettorale ed all’ipotesi di rinvio al 2010 della consultazione. Per Violante "il referendum non è contro la legge Calderoli, ma la rafforza: la vittoria del sì, infatti, ne confermerebbe i tre caratteri principali: la sottrazione ai cittadini del potere di scegliere i parlamentari; il sistema proporzionale, il premio di maggioranza".