Referendum, il Nord trascina l’Italia alle urne

Il verdetto dopo lo spoglio che avverrà in concomitanza alla partita degli azzurri ai mondiali

Fabrizio de Feo

da Roma

Il termometro sfiora la soglia dei quaranta gradi. Ma l’ondata di caldo torrido - e la terza chiamata al voto in tre mesi - allontana soltanto in parte gli italiani dalle urne referendarie, con una affluenza che alle 22 si attesta al 35%. Nel 2001, per l’omologa consultazione sulla legge di modifica del titolo V della Costituzione, alla stessa ora aveva votato il 34,1% ma allora si votò in ottobre (il giorno 7) e in un solo giorno. Questa volta, visto il dato in crescita in tutte le rilevazioni, l’affluenza finale dovrebbe risultare più alta.
Poche «diserzioni»
L’ipotesi di una diserzione di massa delle urne è, dunque, scongiurata. Oggi, poi, scatta la seconda chiamata d’appello con la riapertura delle sezioni elettorali dalle 7 del mattino fino alle 15. A quel punto inizierà lo spoglio (che entrerà «pericolosamente» nel vivo proprio durante Italia-Australia il cui fischio d’inizio scatterà alle 17) e in serata si conoscerà il verdetto finale sul referendum popolare che confermerà o respingerà la modifica della seconda parte della Costituzione, approvata dai due rami del Parlamento. Difficile stabilire quale schieramento possa giovarsi dell’aumentata affluenza visto che le scuole di pensiero sono diverse. La prudenza consiglia di attendere il pomeriggio di oggi visto che probabilmente, prima del fischio di inizio del match della nostra nazionale, sarà già possibile avere un’idea del verdetto finale.
Il Nord fa da traino
I dati diffusi dal Viminale e suddivisi per aree geografiche danno una prima indicazione importante: come qualcuno si attendeva gli elettori del Nord si sono recati alle urne in molti, in proporzione più che doppia rispetto al Sud. Alle 22, infatti, l’affluenza nell’Italia Settentrionale si è attestata al 41%, al Centro al 37%, al Sud al 25,8% e nelle Isole al 27,5%. Il Nord, insomma, si conferma trainante per l’affluenza al voto come conferma anche il dato delle città, visto che il numero di elettori che si sono recati alle urne a Milano risulta più che doppio rispetto a quello di Palermo o Napoli.
Emilia Romagna da record
Il record di affluenza spetta all’Emilia Romagna, con una percentuale del 44,1%, subito seguita dalla Lombardia con il 42,7% e dal Veneto 40,8% e il Piemonte con il 39,5%. Al centro nel Lazio hanno votato alle 22 il 34,7% degli elettori, e in Toscana il 40,4%. Al Sud il record negativo spetta alla Campania con il 23,9%, seguita dalla Calabria con il 24,8%. Poi la Puglia con il 26%. La Sicilia arriva al 27,8% mentre in Sardegna il dato si attesta al 26,7%. L’affluenza, peraltro, risultava in crescita anche dopo la prima rilevazione: quella delle 12 (i seggi sono stati aperti alle 8). A quell’ora aveva già affidato il proprio parere alle urne il 10,1% degli elettori, una percentuale consistente considerato che nel 2001 alla stessa ora aveva votato il 7,8% degli italiani.
Gli italiani all’estero
Sono 47.129.008, sul territorio nazionale, gli elettori chiamati alle urne, in 60.978 sezioni elettorali. I cittadini italiani residenti all’estero che hanno diritto di voto sono 2.600.000. Per questi ultimi, però, le operazioni di voto si sono concluse giovedì scorso. Lo scrutinio delle schede non lascerà spazio a incertezze o interpretazioni. L’ampia e incisiva riforma costituzionale approvata in via definitiva il 16 novembre scorso dal Parlamento, con i voti dell’allora maggioranza di centrodestra, entrerà in vigore se il numero dei «Sì» sarà superiore a quello dei «No», sia pure di una sola unità e qualunque sia l’affluenza alle urne. Diversamente, finirà nel cestino. In questo caso, il cammino delle riforme istituzionali tornerà alla base, ovvero all’autunno del 2001 quando, all’indomani di un altro referendum confermativo, entrò in vigore la riforma del Titolo V della Costituzione. Una riforma, anch’essa varata a maggioranza ma dal centrosinistra, che oggi fa ammenda di questo, e riconosce pure la presenza di alcune imperfezioni in quel testo. Il Parlamento, pertanto, si dovrà rimettere subito al lavoro sulle riforme, sia pure solo per correggere quei difetti.
Un voto per la riforma
Viceversa, se prevarranno i «Sì», la Grande Riforma entrerà in vigore, con la lenta gradualità già prevista che prevede il traguardo del 2011 per alcuni aspetti, per altri la scadenza del 2016. Ma per capire se l’Italia vorrà davvero intraprendere il cammino del rinnovamento bisognerà attendere con il fiato sospeso lo spoglio odierno e il verdetto definitivo delle urne.