Referendum, di Pietro contro il Pd "Franceschini ci ripensi, voti no"

E' ancora scontro fra "alleati" del centrosinistra sul tema del referendum elettorale, con l'ex pm prima referendario ora "anti". Scontro nel Pd

Roma - E' ancora scontro fra "alleati" del centrosinistra sul tema del referendum elettorale, Antonio Di Pietro fa pressing sul segretario del Pd, Dario Franceschini e gli chiede di "ripensarci" di non votare "sì". Di Pitro e l'Idv, tra i promotori del referendum per il quale hanno anch raccolto le firme, insomma, ci hanno ripensato: meglio il "no". Ovviamente in nome dell'antiberlusconismo.

"Se Franceschini vuole veramente bloccare la deriva autoritaria di questo governo deve ripensare a quel suo sì che consegna definitivamente al 'ducetto' Berlusconi tutta l’Italia e tutte le istituzioni", tuona l'ex pm. "Se veramente il leader del Pd vuole fare una cosa utile per la democrazia di questo Paese - prosegue Di Pietro - si impegni con noi al fine di impedire che Berlusconi si appropri anche del risultato referendario del 21 giugno. Noi dell’Italia dei Valori, che pure abbiamo promosso quel referendum e raccolto le firme con lo scopo nobile di cambiare questa legge truffa, oggi abbiamo il coraggio di dire ai cittadini di votare no. Infatti - spiega  - il referendum era stato concepito come il grimaldello necessario per modificare l’attuale legge. Ma la prospettiva oggi è diversa. Cosa risponde in proposito il segretario del Pd - conclude Di Pietro - visto che, ultimamente, dice di riconoscere l’avvento di questa dittatura?".

Cresce il dissenso nel Pd Il fronte "anti-si", si sta rafforzando e comprende diverse iniziative. C’è quella di Stefano Ceccanti per il ritorno al "mattarellum" che ha raggiunto quota 64 firme (di queste 62 tra i 119 senatori democratici, più un esponente Svp e Idv) a cui nel pomeriggio si è aggiunta quella di Antonio Di Pietro. A breve sarà presentata un’altra iniziativa: un ddl, promosso da Vannino Chiti e sostenuto tra gli altri da Francesco Rutelli e Giampiero D’Alia dell’Udc, per l’abolizione del premio di maggioranza del "porcellum" tornando così a un sistema schiettamente proporzionale. La proposta ha già scatenato la reazione dei referendarie Mario Segni parla di "ritorno alla Prima Repubblica".

Il "contrordine" lanciato da Di Pietro è giudicato dal Giorgio Tonini "incomprensibile e incoerente". Nella cerchia del segretario Dario Franceschini, infatti, il montare dei dubbi attorno al sì viene ovviamente preso in considerazione ma la decisione non si cambia. "È stata la Direzione del partito, con soli 5 contrari, a votare il sì e quella è una decisione vincolante - spiegano al Nazareno -. Del resto, non c’è stato un cambiamento da allora a oggi per giustificare un radicale cambio di rotta. C’è la massima disponibilità a discutere con singole personalità che hanno dubbi sulla scelta del sì, ma il voto fatto in direzione resta" .

Rutelli scrive su Facebook che "qualcuno pensava che per il Pd fosse possibile far finta che i referendum elettorali non ci fossero. Che bastasse prendere una posizione per il sì e poi aspettare che mancasse il quorum. Ma la politica spinge, in certe circostanze, a dire la verità più che a uno schieramento tattico". Per Rutelli, i quesiti referendari sono "scriteriati", mentre altre sono le strade per sgombrare il campo dal "porcellum".
Anche il capogruppo dell’Udc al Senato, Giampiero D’Alia, è della partita come firmatario della proposta Chiti: "La nostra è solo una proposta di buon senso per consentire al Parlamento di fare una buona legge elettorale nell’interesse del Paese".

Referendari sono già sul piede di guerra Quella di Chiti, per Mario Segni, è "la proposta di tornare indietro alla prima Repubblica" e "cancellare tutto quello che abbiamo fatto in vent’anni". Secondo Segni l’alternativa è una: o il referendum oppure la proposta di Parisi-Ceccanti di un solo articolo per cancellare il "porcellum" e tornare al "mattarellum".