Referendum, premier: 21 giugno data probabile Il Pd alla maggioranza: "Nuova legge elettorale"

Il presidente del Consiglio scioglie la riserva: "Credo che si andrà a votare il 21 giugno, il ministro Maroni sta avendo colloqui con l'opposizione". Servirà un decreto? "No, meglio se ne occupi il parlamento". Fini: "Se c'è accordo subito la legge"

Roma - Il nodo referendum è sciolto. Parola del presidente del Consiglio. Salvo sorprese si terrà il 21 giugno, in concomitanza con il turno di ballottaggio delle amministrative. In questo modo si risparmieranno un po' di soldi. Niente accorpamento, però, come già deciso giorni fa dal vertice di maggioranza, ma neanche slittamento, come qualcuno aveva paventato per risolvere la querelle. Silvio Berlusconi chiarisce ogni dubbio: "Credo che si faccia adesso, immagino il 21 ma non posso dirvi di più perché non ho ancora avuto il ritorno dal ministro Maroni che sta avendo colloqui con l’opposizione".

Decreto? No, soluzione in parlamento "La soluzione ottima sarebbe una leggina in parlamento con l’accordo di tutti i gruppi, che è molto meglio di un decreto legge". Così si è espresso il premier a proposito dello strumento da utilizzare per fissare la data della consultazione popolare. "Io sarei il più interessato al referendum perché in questo modo il Pdl potrebbe raggiungere il 55%, ma non sarebbe esteticamente apprezzabile che io me ne interessassi". 

Fini: se c'è accordo subito la leggina "Se c’è accordo, e lo verificheremo domani alla Conferenza dei capigruppo, è possibile predisporre una legge da approvare in commissione in sede legislativa per consentire lo svolgimento del referendum il 21 giugno". Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini,conversando con i giornalisti a Montecitorio a proposito di una "leggina" per sbloccare la questione della data della consultazione referendaria, che in base alla normativa vigente può svolgersi soltanto in una data tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Il Pd si schiera per il sì La direzione del Pd ha deciso che voterà sì al referendum sulla riforma elettorale. A favore del sì ma - si spiega - con l’obiettivo di cambiare l’attuale legge, sono stati tutti i membri della direzione tranne cinque che hanno votato contro e quattro che si sono astenuti. 

Ma sfida: "Nuova legge elettorale" "Di fronte alla domanda se abrogare il porcellum noi rispondiamo di si anche se non è condivisibile il sistema elettorale che esce dal referendum. Sfidiamo la maggioranza al di là dell’esito referendario perché il parlamento si impegni per una legge elettorale che restituisca in primo luogo agli italiani il diritto di scegliere i partiti, ma soprattutto chi eleggere". Il segretario del Pd, Dario Franceschini, spiega così, al termine della direzione, la decisione del Pd a sostegno del referendum. "Il significato politico - spiega Franceschini - è se gli italiani vogliono abrogare il porcellum che è una legge sbagliata, inaccettabile perché ha espropriato gli italiani del potere di scegliere gli eletti". "Ora vediamo - rilancia Franceschini - se nella maggioranza c’è la volontà di fare una nuova legge".