Il referendum «resiste» al caldo: hanno già votato 4 milanesi su 10

Il sindaco ha imbucato la sua scheda in via della Spiga, il presidente della Regione in via Gattamelata. Oggi seggi ancora aperti fino alle 15

Pochi, ma non pochissimi. Più di 4 milanesi su dieci (il 41,9% degli aventi diritto) hanno partecipato ieri al referendum sulla devoluzione (leggasi: riforma della Costituzione in senso federale). L’affluenza più alta in zona 3 (Venezia-Città Studi-Lambrate), dove l’affluenza è stata del 43,3%, fanalino di coda il centro storico col 40,2%. Certo, al pomeriggio bastava entrare in uno dei tanti seggi cittadini per capire subito che mare, laghi e monti avevano stracciato - in preferenze - le urne referendarie. Ma in serata c’è stata una buona ripresa, ed è anche vero che stavolta non occore il quorum per validare la consultazione, quindi chi è andato a votare non l’ha fatto invano. C’è tempo ancora oggi, dalle ore 7 alle 15. E se si pensa che al referendum del 2001 alla fine andò alle urne il 32,9% degli aventi diritto, nel 2005 il 35,9%, e persino alle comunali di un mese fa alle 22 di domenica l’affluenza era ferma al 52,3%, con sette ore ancora davanti per votare, è già un successo.
Tra i votanti più mattinieri, come sempre, i rappresentanti delle istituzioni. Sindaco e governatore. Letizia Moratti, alle 11, era già al seggio di via Spiga. «Questo è un voto molto importante per far avvicinare sempre più le istituzioni ai cittadini in modo che possano conoscere meglio e risolvere i problemi» ha commentato la signora sindaco infilando la scheda nell’urna. «Se vince il sì - ha aggiunto uscendo - la strada è già segnata, ma anche se vince il no alle riforme non si può rinunciare, sebbene il percorso diventi sicuramente più difficile».
Un’ora dopo, in via Gattamelata, ecco Formigoni, senza Pr ma con un numero esagerato di fotografi, ai quali non risparmia pose. «Bisogna votare si per avviare il cambiamento», lo slogan pronunciato dal governatore entrando al seggio. Quindi, in uscita, prima ha pronosticato la permamenza della Lega in Cdl «anche se il referendum dovesse andare male, ma non ci credo», quindi non ha rifiutato un commento sulla prima, convulsa seduta del nuovo consiglio comunale di Milano. «Non è stata la partenza migliore, evidentemente qualche problema c'è - ha rilevato il governatore -: persino Berlusconi si sta impegnando in prima persona per risolverli e mi auguro che tutto vada a posto. La politica esige grande pazienza, grande tempo, ascoltare le ragioni di tutti. La politica è convincere».
Quindi alle voci che a soffiare sul fuoco siano proprio alcuni ciellini (Lupi), Formigoni ha replicato così: «È vero il contrario, che Lupi nella sua posizione di vice coordinatore cittadino si sia speso tantissimo prima e dopo la campagna elettorale, sia per fare le liste, che per garantire alla Moratti la partenza migliore».