Il referendum sfonda quota 820mila «Ora il Parlamento è in imbarazzo»

da Roma

Sono 820.916 le firme raccolte dal Comitato promotore del referendum sulla legge elettorale e depositate ieri in Cassazione. «820.916 ragioni per riflettere - le definisce il leader dell’Italia dei valori Antonio Di Pietro -. Ora, il Parlamento ne prenda atto e, se ritiene, batta un colpo. Con la pistola alla tempia del referendum, ha pochi mesi per adeguarsi alla volontà dei cittadini. Può farcela».
Il presidente del Senato, Franco Marini, dichiara: «Al di là delle soluzioni, c’è la volontà di cambiare la legge elettorale. Io sono per la via parlamentare». E il relatore Dl del provvedimento Enzo Bianco invita a uscire «dalle attese tattiche».
La Suprema corte verificherà la regolarità delle firme entro dicembre e poi ci vorrà il via libera della Corte costituzionale sulla legittimità dei quesiti. Se tutto andrà liscio, gli italiani potrebbero essere chiamati alle urne tra la primavera e l’estate del 2008. E dovranno esprimersi su tre quesiti: due per l’abrogazione delle coalizioni elettorali (in modo tale da assegnare il premio di maggioranza alla singola lista con più voti e non all’intera coalizione), e il terzo per ottenere il divieto per una stessa persona di candidarsi in più circoscrizioni.
Le procedure sono state lunghe ieri per i 25 esponenti del comitato promotore, tra cui il presidente Giovanni Guzzetta, il coordinatore Mario Segni, Gianni Alemanno di An e Stefania Prestigiacomo di Fi. C’è stata un’impasse per le 327 firme, raccolte dai consolati, degli italiani residenti all’estero che partecipano per la prima volta a una raccolta referendaria, ma dopo più di 3 ore tutto è stato fatto. «Se guardo quello che è successo oggi - commenta il ministro della Difesa Arturo Parisi - qualche speranza in più ce l’ho. Sarà una strada in salita, ma ci siamo abituati». Applaude anche Giulio Santagata, ministro per l’Attuazione del programma e fedelissimo di Prodi. Walter Veltroni, spiega che pur essendo sostenitore del referendum non ha firmato perché avrebbe «indebolito il governo». La Prestigiacomo sottolinea che il Parlamento dovrà tenere in considerazione «questa grande raccolta di firme: ora il dibattito, per cambiare la legge elettorale, non potrà che essere dentro i binari tracciati dai quesiti referendari».
Il successo della raccolta referendaria mette il Parlamento in un «certo imbarazzo», secondo Guzzetta, visto che non riesce a trovare un’intesa sulla legge elettorale. Il presidente del comitato promotore auspica che le Camere sappiano dare ora una «risposta alta» e non cedano a «nostalgie passatiste». Il numero delle firme raccolte è «eccezionale», per Leoluca Orlando dell’Italia dei valori.
Ma il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ribatte che non è così alto e ricorda il milione ottenuto contro l’elettrosmog. «Se Ds e An si mettono insieme, 800mila firme non sono tante e significa che questi partiti non hanno un forte radicamento tra i cittadini».