Il referendum sui clandestini si può fare La Lega ora va a caccia di 50mila firme

Contrasti politici stanno rallentando i lavori della struttura che potrebbe sorgere lontano dal mare

Ora tocca alla Lega e a chi vorrà darle una mano. Il referendum sulla legge regionale per gli immigrati si può fare. Era difficile pensare che non arrivasse il via libera dalla conferenza dei capigruppo della Regione, anche perché l’unico motivo di opposizione sarebbe stata la manifesta incostituzionalità del testo, ma ieri questo «sì» formale e decisivo è stato dato all’unanimità come previsto dallo Statuto. Quindi occorrerà raccogliere le firme, poco meno di 50mila, poi i liguri potranno scegliere se pagare agli immigrati (anche ai clandestini) una casa e tutte le prestazioni sanitarie, cercare e garantire loro un lavoro, dare tutta l’assistenza di cui possono avere bisogno.
Il quesito referendario proposto dalla Lega è infatti semplicissimo: sulla scheda si chiederà se si vuole abrogare la legge appena approvata dalla maggioranza di centro sinistra in Regione che garantisce ogni beneficio agli immigrati, senza fare distinzioni tra chi è in Italia con regolare permesso e chi è fuorilegge, nel senso che viola la legge sull’immigrazione. Anche l’assessore alle Politiche del Lavoro, Enrico Vesco, accetta la sfida, ammettendo che «il referendum è espressione di legittima democrazia». Vesco però spiega la campagna per il «no», quindi a difesa della legge, dicendo che «solo tutelando i diritti degli immigrati si rendono più solidi e certi quelli dei cittadini liguri». Un po’ tanto diversa è l’idea di Francesco Bruzzone, segretario regionale della Lega, che ricorda come dei liguri la legge non parli mai, «salvo nell’ultimo articolo, quando si dice chi dovrà pagare i costi di questa norma tutta tesa a dare ai clandestini quello che neppure gli italiani hanno».
La battaglia politica è dunque già partita in tutta la sua asprezza, nonostante resti ancora una formalità giuridica da superare. Per ottenere il referendum servono ora poco meno di 50mila firme di aventi diritto al voto in Liguria, il 3,5 per cento degli elettori. La raccolta va fatta entro fine settembre, poi la Regione avrà solo la facoltà di scegliere la data della consultazione, certamente nella primavera 2008. E a proposito della raccolta firme, nei giorni scorsi era giunto l’appoggio pieno e incondizionato di Gianni Plinio, capogruppo di Alleanza nazionale in Regione, pronto a mettersi a disposizione per organizzare punti di raccolta e per richiamare gli elettori all’importanza dell’appuntamento. Ieri però è arrivata una brusca frenata da Gianfranco Gadolla, presidente provinciale del partito, che ha voluto rivendicare alla dirigenza di An il compito di fare le scelte. «In questi giorni si parla del referendum sugli immigrati - precisa -. I gruppi, i consiglieri di An nelle istituzioni non possono decidere la linea politica. E per questo disconosco l’iniziativa presa dal gruppo regionale di aderire al referendum della Lega. An non lo ha deciso, non significa che non lo farà, ma solleciterò il coordinatore regionale Eugenio Minasso ad affrontare l’argomento con le diverse federazioni. La decisione che ne seguirà sarà quella, unica, di An». Non un «no», per ora. Solo una frenata. Più dettata da problemi interni che di posizione del partito. Anche perché quella che conta è l’opinione degli elettori e di chi va a firmare o a votare. In questo senso il referendum della Lega sembra più avvantaggiato nella caccia al quorum (per essere valido dovrà votare la metà più uno dei liguri aventi diritto) rispetto a quello promosso dalla sinistra contro i buoni scuola alle famiglie e affondato dall’indifferenza dei liguri.