Il referendum sulla legge elettorale spacca il Pd Bersani lo vuol fermare: "Partito sia compatto"

Il segretario del Pd striglia i suoi dirigenti che vogliono abolire il
"Porcellum". E prende le distanze dal fronte guidato da Veltroni. Parisi si dice pronto a fermare la macchina referendaria: "Ma solo se Bersani dice cosa vuole fare...". Dal Pdl Vizzini rilancia: "E' meglio un confronto in parlamento"

Roma - Può un referendum spaccare un partito? In teoria no, specie se, come spesso avviene, viene data libertà di coscienza. Ma nel caso in questione il referendum (elettorale) è ancora in embrione e il Pd si sta già spaccando. Non tanto sulla posizione da tenere quanto sulla bontà stessa dell'iniziativa politica. C'è un fronte trasversale, in seno ai democratici, che vuole dire basta all'attuale legge elettorale, il cosiddetto "Porcellum". Bersani, però, mette le mani avanti e dice: "Le leggi elettorali si fanno in parlamento e la nostra proposta è buona e giusta. Chiedo a tutto il gruppo dirigente del Pd di stare su questa posizione". È un vero e proprio richiamo all’ordine quello che il segretario del Pd fa ai big del partito alla luce dei referendum proposti per la riforma della legge elettorale. Il partito democratico presenterà a breve in Senato la sua proposta di riforma. "Ora incontrerò i direttivi dei gruppi - ha detto Bersani - e presenteremo la proposta. Poi chiederemo che sia incardinata rapidamente".

La proposta del Pd La legge del Pd prevederà un sistema maggioritario a doppio turno con collegi e recupero proporzionale ed "è univocamente - ribadisce Bersani - la proposta del partito. I referendum, invece, sono appannaggio della società civile". È la mia idea di fondo: i partiti hanno il loro da fare in Parlamento e lo facciano perbene, la società civile, che ha la sua politicità, esprima 2-3 anche 7 referendum e il Pd dirà come si attesta ma sosterrà la sua proposta. I referendum sono uno stimolo per trovare una soluzione parlamentare". Anche perché, evidenzia il leader Pd, "la via referendaria di per sé non dà soluzioni soddisfacenti" e anche se "ho sempre detto che il Mattarellum è preferibile, non risolve i problemi ed infatti dopo il Mattarellum abbiamo avuto l’Unione". E a chi, tra i referendari, evidenzia che il referendum è l’unico modo per riformare il Porcellum, Bersani ribatte: "Dire che il Parlamento non realizza le cose non mi pare una buona affermazione per un partito".

Ma i referendari del Pd vanno avanti... "Alea iacta est", il dado è tratto. I sostenitori nel partito democratico di un referendum per il ritorno al "Mattarellum" si sono riuniti questa mattina a Santi Apostoli per dare il via ufficiale all’operazione. C’era Arturo Parisi, motore dell’iniziativa, e c’erano tra gli altri Walter Veltroni, Pierluigi Castagnetti, Paolo Gentiloni, Giorgio Tonini, Giovanni Bachelet, Achille Passoni, Walter Verini, Marco Minniti, Enrico Morando e Gero Grassi. Diversi i costituzionalisti, tra cui Andrea Marrone e Salvatore Vassallo. Presente anche Stefano Ceccanti, che ha fatto la citazione di Cesare. "Se non vi saranno fatti nuovi, lunedì depositeremo i due questiti in Cassazione", ha spiegato Ceccanti.

Bianco: una spinta dalla società civile C'è chi, pur dando ragione al segretario, riconosce al referendum una fondamentale funzione di stimolo: "Ha ragione Bersani - commenta Enzo Bianco - nel dire che le leggi elettorali si fanno in parlamento ma, a volte, il referendum quando nasce come spinta dalla società civile è un potente stimolo a fare una buona legge elettorale. Il referendum - osserva Bianco - non è la soluzione ma è una pistola appoggiata sul tavolo che può servire ma non bastano le forbici referendarie. Per una riforma elettorale serve anche l’ago per cucire". E più di una volta, in passato, dopo le spinte referendarie - a partire da quella del 1991 - sono serviti interventi legislativi ad hoc per modificare, in modo più o meno appropriato, le leggi elettorali.

Parisi: se Bersani si muove ora fermo tutto...  Parisi si dice disposto a fermare la macchina per il referendum a patto però che il segretario si muova subito con l’annunciata proposta parlamentare. "Sono anche disposto a sospendere l’iniziativa se però Bersani mi presenta tutto il menu: dica come è fatta la proposta, la sottoponga a un organismo di partito e si voti. E lo si faccia però ad horas", ha detto l’ex ministro della Difesa commentando con i cronisti il richiamo di Bersani ai dirigenti del Pd a stare uniti sulla proposta del partito. Ci sono due urgenze, ha spiegato: "Il tempo che sta scadendo perchè senza una riforma in 12 mesi si andrà a votare con il Porcellum e il referendum Passigli su cui è schierato anche Casini".

Vizzini: confronto aperto in parlamento Sulla legge elettorale è meglio un confronto politico "alto e nobile" nelle aule parlamentari rispetto a ipotesi referendarie che genererebbero "solo moncherini di legge e non un nuovo sistema organico". È la valutazione del senatore del Pdl, Carlo Vizzini, presidente della Commissione Affari costituzionali, cioè la sede nella quale sono confluite finora le 31 proposte di legge di riforma elettorale in attesa di essere discusse. Si tratta di proposte firmate da singoli o più senatori, nessuna delle quali può dirsi però pienamente rappresentativa dell’opinione completa di un gruppo parlamentare. "In queste condizioni - spiega Vizzini in una nota - ritengo sia necessario che le forze politiche si confrontino nella sede naturale del parlamento, presentando disegni di legge e consentendo al dibattito di ripartire alto e chiaro di fronte all’opinione pubblica. Se i gruppi parlamentari, pur muovendo da posizioni diverse, ci mettessero nella condizione di lavorare a progetti che spesso vediamo illustrati sui media ma non sono presentati in Parlamento, potremmo dare luogo in commissione, ove il dibattito è già aperto, ad un confronto politico - conclude Vizzini - certamente utile anche per i cittadini che così potrebbero comprendere cosa in realtà vogliono i partiti".

Passigli: comprendo Bersani Non nasconde la propria soddisfazione Stefano Passigli, promotore di due referendum sulla legge elettorale (non quello di Veltroni e Parisi, ndr), quando apprende che Bersani ha richiamato all’ordine i big del partito: "I referendum a favore del Mattarellum serviva solo a bloccare i miei e capisco la preoccupazione di Bersani per un’iniziativa che nasce dall’interno del Pd. I miei referendum - rivendica Passigli - nascono dalla società civile. I promotori non appartengono ad una forza politica e non siedono in parlamento". Passigli lancia un invito al Pd: "Se temete la legge elettorale che può uscire dai miei referendum allora non raccogliete le firme sul quesito che riguarda il premio di maggioranza ma vi invito a raccogliere le firme sul quesito che abolisce le liste bloccate e le candidature multiple".