Referendum, tre sì dalla Consulta Fini: può nascere una buona legge

I giudici della Corte hanno ammesso i quesiti. <strong><a href="/a.pic1?ID=234518">L'ideatore dei testi: &quot;Mister referendum&quot;</a></strong>. Ecco <strong><a href="/a.pic1?ID=234519">cosa cambierebbe se vincesse il sì</a></strong>. Il leader di An: <strong><a href="/a.pic1?ID=234524">&quot;La consultazione? Può uscirne una buona legge&quot;</a></strong> . Bertinotti: &quot;Il parlamento è libero di intervenire&quot;

Roma - La Corte costituzionale ha sciolto la riserva: via libera ai referendum. Ancora una volta, dunque, il parlamento verrà "bypassato" e la riforma del sistema elettorale passerà al vaglio dei cittadini-elettori. L'atteso ok della Consulta è arrivato nel pomeriggio, ma era considerato scontato. Troppo bene erano stati studiati i meccanismi giuridici dal professor Giovanni Guzzetta perché la Corte Costituzionale potesse respingere i quesiti con delle motivazioni fondate. La Corte, infatti, li ha dichiarato ammissibili. Il problema a questo punto è tutto politico: se il parlamento facesse una nuova legge elettorale manderebbe tutto a monte. Ma prima, ovviamente, i partiti devono trovare un accordo. E la cosa non è semplicissima.

Cosa prevedono i tre quesiti I primi due riguardano l’abrogazione dell’assegnazione del premio di maggioranza alle coalizioni, sia alla Camera che al Senato, che verrebbe così attribuito alla lista singola che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Il terzo, invece, prevede il divieto di candidarsi, e dunque essere eletto, in più circoscrizioni. La chiamata alle urne per i cittadini dovrà avvenire, come prevede la legge, tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Le motivazioni della decisione della Consulta dovranno essere depositate entro il 10 febbraio.

Bertinotti: "Il parlamento può intervenire sulla legge..." "Mi sembrava prevedibile (la decisione della Consulta, ndr) - dichiara il presidente della Camera - anche se non intendo dire ora le motivazioni. Però lo era e oggi c’è stata la conferma. Credo che il parlamento sia oggi nella stessa condizione di ieri: cioè quella di dover determinare con le sue forze e in piena autonomia lo sblocco della crisi del sistema politico e istituzionale italiano".

La bozza Bianco "Dobbiamo procedere con la massima rapidità e determinazione: una buona legge può essere fatta solo dal parlamento". Così il presidente della commissione Affari Cosituzionali del Senato Enzo Bianco commenta la sentenza della Consulta sui quesiti referendari. "Il referendum - aggiunge - non risolve i problemi che denuncia. E non si può andare avanti con 32 forze politiche. Con il mio testo in parlamento ce ne sarebbero sei o sette e si ricostruirebbe pienamente il rapporto tra eletti e elettori. Mi auguro che tra martedì e mercoledì la bozza sia adottata e inizi il lavoro sugli emendamenti".

Palazzo Chigi: "La legge sarà cambiata" "C’è il convincimento che il lavoro parlamentare e politico in atto sarà ancora più intenso nelle prossime settimane con l’obiettivo di cancellare l’attuale pessima legge elettorale". Così fonti di Palazzo Chigi, nel consueto briefing serale, commentano il via libera della Corte Costituzionale ai quesiti referendari sulla legge elettorale. Nel caso in cui il Parlamento non dovesse riuscire a cambiare l’attuale legge elettorale, "saranno i cittadini - proseguono le stesse fonti - ad avere la parola, come è giusto che sia".