Regali di Prodi, esplode la polemica Palazzo Chigi: "Sono solo illazioni" Giordano: "Domande senza risposta"

Una parure di diamanti, due statue, un fucile, un orologio prezioso: tutti i regali ricevuti dal premier sono spariti.
Dovrebbero essere in una stanza a Palazzo Chigi: ma la stanza è vuota.<a href="/a.pic1?ID=249676" target="_blank"><strong> L'estenuante caccia al tesoro</strong></a><strong> </strong>del &quot;Giornale&quot;. Tra gli omaggi:
<a href="/a.pic1?ID=249685" target="_blank"><strong>fucili in oro, monili, vasi,
tute da sci e pure una frusta</strong></a>. Ma <a href="/a.pic1?ID=249861" target="_blank"><strong>Palazzo Chigi smentisce</strong></a>. La <a href="/a.pic1?ID=249863" target="_blank"><strong>risposta del direttore del &quot;Giornale&quot; Mario Giordano </strong></a><br />

da Roma

Ma che fine hanno fatto i regali ricevuti da Romano Prodi e signora? Stando alle dichiarazioni dei coniugi bolognesi, i cadeaux sono stati restituiti a Palazzo Chigi, dove sono custoditi in una stanza blindata con annessa cassaforte, come da apposito decreto. Così almeno certificano le agenzie di stampa e gli articoli celebrativi dedicati ai doni. In realtà nel caveau voluto dal governo per ospitare tutti i regali superiori ai 300 euro di valore ricevuti da esponenti del governo, che si trova al piano terra del palazzo di piazza Colonna, a oggi non c’è lo straccio di un presente. Non figurano né gli otto gioielli da donna destinati a Flavia Prodi (solo le due parure di diamanti valgono 700mila euro) né il fucile interamente in oro e nemmeno le due sculture costosissime donate al premier da altrettanti capi di Stato.
Dove siano finiti è un mistero, perché quando ne abbiamo chiesto conto ai massimi dirigenti e capi dipartimento di Palazzo Chigi, le risposte sono state le più vaghe, le più diverse, le più contraddittorie possibile. Il titolare ufficiale preposto dal governo a custodire i regali nella stanza blindata, alla fine, ha esplicitamente negato di aver mai ricevuto in custodia anche una sola medaglietta.
Partiamo dall’inizio. Alla vigilia di Natale Prodi decide per decreto di piantare paletti anti-casta sui doni ricevuti, e stabilisce che chiunque abbia ricevuto un qualsiasi regalo superiore ai 300 euro debba restituirlo immediatamente. Se vuole tenerlo, deve pagare allo Stato la differenza. Nel decreto della presidenza del Consiglio, all’articolo 2 punto 5, si specifica che si «individua l’Ufficio ove tenere l’apposito registro in cui iscrivere i doni di rappresentanza contenente la descrizione del bene, l’indicazione del donatore, la stima e la destinazione effettuata, la data e il motivo della consegna». A questo punto, per quel che il Giornale è riuscito a ricostruire, dopo una serie infinita di riunioni, si conviene di individuare al piano terra, vicino alle scale e non lontano dal gabbiotto della polizia nell’area posteriore di Palazzo Chigi, la stanza del tesoro (quella che vedete in foto). Anche Repubblica, quotidiano notoriamente bene informato sulle attività del premier, parla di «apposita stanza magazzino ormai allestita al piano terra del Palazzo». Nella stanza sono stati effettivamente predisposti lavori di blindatura della porta ed è stata collocata una cassaforte (numero matricola 21339). Il responsabile della camera del tesoro - stando a quanto riferito dal braccio destro del Segretario generale - è il generale Antonio Ragusa, già incaricato di catalogare e gestire tutti i beni di Palazzo Chigi.
Quando i lavori di blindatura stanno per essere ultimati, parte la massmediatica campagna «anticasta». La signora Flavia Franzoni in Prodi confessa ai giornalisti di aver goduto pochissimo di alcuni preziosi da mille e una notte ricevuti in regalo da chissà chi. Trattasi di una parure costituita da un anello, un collier, un bracciale e orecchini di diamanti e rubini (valore 300mila euro) e di un’altra parure in smeraldi e rubini (350mila euro). «Ho fatto in tempo a vedere solo una delle due parure, neanche l’altra - ha detto la consorte del premier -, ma il nostro è un gesto che non comporta alcun sacrificio». Quanto a Prodi, si è invece letto, fra l’altro, di un fucile in oro tempestato di brillanti donato al premier nel corso della visita del 25 novembre 2007 negli Emirati Arabi, di una cassa preziosa con palme in un’oasi interamente ricoperta con scaglie di oro, di un vasetto di onice con gazzelle d’argento.
Nessuno, ovviamente, dubita della sincerità del gesto dei coniugi Prodi. Ma non si capisce perché tanto imbarazzo, tanti misteri, tante versioni discordanti su quei gioielli che ad oggi non sono dove dovrebbero essere. E che dire del Cesis che prima nega categoricamente al Giornale d’avere in custodia i regali e poi richiama per smentirsi e dire che sì, sono in ufficio? Senza sapere che nel frattempo Palazzo Chigi ha contro-smentito, affermando che ad occuparsi della custodia dei preziosi regali istituzionali è il generale Ragusa. Il quale, a sua volta, localizza la stanza blindata con la cassaforte (vuota) non al Cesis, ma a Palazzo Chigi.