Regazzo canta Vivaldi con classe ed eleganza

Non siamo più intelligenti d’un tempo. Quando Vivaldi era in vita, i suo lavori più famosi erano, come sono oggi, i Concerti delle Stagioni che infatti il «Prete rosso» citò, strizzando l’occhio, in numerosi dei 450 e più Concerti. Ma non avrebbe potuto comporre le Stagioni con il loro descrittivismo dirompente se non fosse stato anche operista (ce lo disegna gustosamente Goldoni librettista) e, sappiamo, impresario. Le opere vivaldiane - l’autore ne dichiara oltre 100 (e forse esagera)- sono belcantistiche, con soggetti dalla storia antica e arie col da capo destinate soprattutto a soprani e contralti donne o uomo (i castrati). Meno interessano al teatro serio del XVIII secolo le voci gravi anche se la Naïve, nella sua egregia «Vivaldi edition», è riuscita a comporre un recital di arie vivaldiane per basso interessanti quanto ad estro o patetismo e le ha affidate ad interpreti ideali: il bass-baritono Lorenzo Regazzo - note basse davvero in piena regola, bella dizione, ornamentazioni eleganti ed espressive - e al Concerto italiano di Rinaldo Alessandrini. Ascoltare «Nel profondo» o «Terribile lo scempio» per credere.

Lorenzo Regazzo Canta arie di Vivaldi (Naïve)