Regge: «Il sì al nucleare una scelta indispensabile»

da Milano

Professor Tullio Regge, Berlusconi dice che non c’è alternativa al nucleare. È così?
«Sì, non ci sono scappatoie. Senza il nucleare l’Italia continuerà a importare dall’estero. Pagheremo quell’energia sempre più cara e tutto questo peserà sul Paese e sui cittadini. È chiaro che bisognerà farlo con tutte le precauzioni».
Ecco, in molti sollevano spesso la questione sicurezza...
«Tanto per cominciare, l’Italia privandosi del nucleare non se n’è liberata. Di fatto lo importiamo dalla Francia. Lì ci sono una sessantina di centrali, alcune delle quali vicinissime al nostro confine. E di incidenti non ce ne sono da almeno 20 anni. Dappertutto le misure di sicurezza sono serie. L’Italia dovrà solo imitare gli altri Paesi».
Il capogruppo dei verdi alla Camera, Angelo Bonelli, dice che «il nucleare è un affare sporco utile solo alle lobby».
«È la solita demagogia politica. Gli interessi economici ci sono anche nell’importazione dei combustibili, del carbone, del gas. Che poi stanno per sparire perché li consumiamo a un ritmo molto elevato. E i costi in quei settori stanno crescendo molto più che nel nucleare. Vogliamo parlare del petrolio?».
Parliamo dei tempi per la costruzione delle centrali...
«Prima o poi bisognerà pur cominciare. Sennò rischiamo di rimanere senza energia o acquistarla a prezzi insostenibili».
Lei tempo fa denunciò il rischio di scontrarsi col «terrorismo locale». Cosa intendeva?
«Mi riferivo alle propagande terroriste prive di senso, anche alla politica anti scientifica portata avanti dai verdi. Pensi che sono persino contrari agli Ogm, fatti apposta per evitare i pesticidi».
Ma è possibile, come dice Berlusconi, conciliare nucleare e fonti rinnovabili?
«Certo che lo è. Io stesso vorrei che il fotovoltaico venisse più sviluppato. Non lo vedo in contrasto con il nucleare».
Quale sarà il più grosso ostacolo in questo progetto?
«Abbiamo un bel guaio: i nostri esperti nucleari, nati nella patria di Fermi, ormai hanno cambiato Paese o anche specialità, considerato che qui in Italia non c’erano opportunità per loro».