La Reggina non rovina la festa nerazzurra E adesso il Liverpool

Ibra segna e torna a fare magie, Burdisso mette il sigillo. Ma il migliore rimane Julio Cesar: martedì servirà più attenzione

da Milano
Meglio della Reggina non poteva capitare nessun’altra. Ha menato il giusto, ha gettato fra i piedi e le braccia di Julio Cesar almeno tre palle-gol clamorose, non ha esacerbato gli animi. Il calendario ha scelto bene chi invitare a San Siro nel giorno della celebrazione e a tre dal Liverpool. Il rigore che ha aperto le marcature d’acchito è sembrato un po’ forzato e dopo diversi rallenty il dubbio è rimasto. Tognozzi e Valdes entrano su Cambiasso in percussione al limite dell’area, poi l’argentino cade dentro i tredici metri. A fare da confine è il ginocchio di Tognozzi che colpisce Cambiasso con buona parte del corpo ormai in area. Per Brighi è rigore, la Reggina protesta con educazione, Ibrahimovic torna al gol, il quindicesimo, l’ottavo su rigore. Se dall’altra parte non ci fosse la Reggina, 39 punti dietro, penultima in classifica e zero vittorie in trasferta, anche questo rigore riceverebbe una coda velenosissima.
Ibra è riapparso dopo Liverpool. Spiazza Campagnolo dal dischetto, fa un po’ la ballerina nel primo quarto d’ora, stampa una palla sulla traversa allo scadere del primo tempo, stoppa un pallone in acrobazia che ammutolisce lo stadio e nel finale entra in conflitto comunicativo con Suazo con cui non riesce a chiudere un solo scambio buono. È Ibra, prendere o lasciare, lui fa un colpo di tacco e magari lo sbaglia, un attimo prima Cambiasso si è quasi giocato una rotula per conquistarlo e subito dopo Zanetti dovrà fare altrettanto. Il contrasto è forte, la squadra gioca per lui perché sa che lo svedese la può portare ai quarti. Lui oggi è un intoccabile, Mancini aveva in mente di tenerlo dentro un’ora, non di più, ma Jimenez ha avuto dei problemi, ha spiegato il tecnico, e lo svedese si è fatto l'intera ora e mezza. Resta uno che quando entra in possesso della palla può scatenare l'inferno in qualsiasi punto del campo si trovi. Ieri non ha mai tirato indietro la gamba, se ha un buco nel tendine rotuleo lo maschera bene, c’è da chiedersi cosa diventerebbe il ritorno di martedì se lui fosse al cento per cento. Ieri a tratti era completamente libero quando riceveva la palla sulla trequarti, aveva il tempo per girarsi, impostare e inventare, difficile che con il Liverpool riesca a godere della medesima libertà.
Gli altri al rientro hanno mostrato progressi. Stankovic sulla corsa resta unico, peccato i piedi siano a volte imbarazzanti, Vieira ha fatto un’ora e un quarto e quando è stato sostituito non ha protestato. Ha lasciato per terra un paio di reggini, ha tenuto discretamente il centro del campo, per la grande sfida dà segnali di progresso. Figo invece non ha convinto. Ha colpito la sua umiltà nel mettersi al servizio della squadra e ha difeso più che attaccato. Appena due minuti dopo il suo ingresso in campo si è fatto ammonire per un’entrata scorretta, poi ne ha prese tante come al solito e non ha mai protestato. Jimenez dietro le punte è un’alternativa, alcune intuizioni gli sono andate storte per centimetri. Ma già dopo il gol di Burdisso alla mezz’ora le cose si erano messe tutte in discesa, Mancini si è detto soddisfatto di tutti. Ma la Reggina ha avuto diverse occasioni per riaprire la partita e solo un Julio Cesar straordinario è riuscito a tenere l’Inter a galla. Modesto, Barreto e Aronica hanno avuto sul piede la palla giusta, Julio Cesar ci ha sempre messo una pezza e con molto stile, mai scomposto, sempre sicuro, miracoloso poi su Amoruso attorno al ventesimo del secondo tempo.
Per il Liverpool Mancini chiede aiuto al pubblico per una serata speciale, ha visto l’Inter battere la Reggina e non è stata una vittoria che mette euforia. Giusto così, piedi a terra e vantaggio in campionato che nella peggiore delle ipotesi resterà di sei punti.