Reggio Emilia, sventato sequestro a una 28enne

I carabinieri sono riusciti a prevenire il rapimento di Barbara Acerbi, figlia di un imprenditore della zona, grazie a un maresciallo donna che ha finto di essere la vittima. Uno dei tre sequestratori è stato colto mentre entrava in casa della ragazza con delle corde

Reggio Emilia - Travestirsi da vittima per impedire a dei malviventi di mettere in atto un sequestro. E' così che è stato sventato il rapimento di Barbara Acerbi, 28 anni, a Rio Saliceta, paese in provincia di Reggio Emilia. A mettersi letteralmente nei panni della donna obiettivo di tre malviventi è stato un maresciallo donna, molto simile alla vittima. Per circa quindici giorni, il maresciallo ha assunto il ruolo della ragazza, fino alla sera in cui avrebbe dovuto verificarsi il sequestro, vale a dire nella notte tra venerdì e sabato scorsi. Uno dei tre sequestratori, il cui progetto era noto alle forze dell'ordine da diverso tempo, è stato già arrestato, gli altri sono stati solo denunciati per il momento: volevano che il padre della 28enne, imprenditore del settore calcestruzzi della bassa reggiana, pagasse un riscatto di tre milioni di euro.

Arrestato uno dei rapitori La militare, mentre la vera vittima per 15 giorni ha vissuto in un luogo protetto dai carabinieri, è stata fatta a sua volta allontanare quando è scattato il tentativo di sequestro. Secondo gli investigatori, l’organizzatore, la mente, il capo e l’esecutore materiale è Alberto Schettino, 26 anni, originario di Avellino ma domiciliato a Bondeno di Gonzaga, nel Mantovano, qualche piccolo precedente per reati contro il patrimonio, di fatto nullafacente, autore del rogo ai danni dell’abitazione di un artigiano leccese, appena partito per le vacanze con la famiglia, il 7 agosto scorso. Per lui è scattato il provvedimento di fermo, disposto dal sostituto procuratore antimafia Elisabetta Melotti della Dda di Bologna.

Denunciati i complici Nel baule della sua macchina è stata trovata anche una "pistola elettrica", uno storditore per animali. Con lui sono stati individuati e denunciati (e non fermati come si era appreso in un primo momento) per reati in concorso e al vaglio dell’autorità il presunto basista che lo ha accompagnato, pure lui del Mantovano, operaio nell’impresa del padre della ragazza; e l’uomo che avrebbe fatto da telefonista e dunque chiesto un riscatto di tre milioni, reggiano. Anche altri due reggiani sono stati individuati come persone che sarebbero state contattate da Schettino per avere un ruolo nel sequestro. I militari hanno anche individuato il casolare dove la ragazza, una volta rapita, avrebbe dovuto essere custodita, a Novi di Modena, in via Bosco. Schettino avrebbe fatto pure da carceriere. Il comandante dei carabinieri, il colonnello Gianluca Bersella, ha fatto un parallelo con la vicenda del piccolo Tommaso Onofri, rapito nella vicina Parma nel marzo del 2006 da una banda di balordi che lo uccisero subito dopo: "La scarsa professionalità anche di questo gruppo - ha detto il colonnello - è il segno della loro pericolosità". In pratica, c’era un forte rischio di atti pericolosi per l’incolumità della vittima. Che comunque, da maresciallo dei Carabinieri, si sarebbe potuta difendere.

Le indagini I carabinieri avevano saputo a fine agosto che un gruppo di malviventi di origini campane stava preparando un sequestro di persona nel Reggiano. Le indagini hanno poi permesso di individuare la vittima prescelta, la figlia di un imprenditore dalle capacità economiche di un certo rilievo. La Dda, che ha competenza regionale sui sequestri a scopo di estorsione, ha disposto un monitoraggio continuo delle abitazioni della famiglia della donna di 28 anni e ovviamente della stessa probabile vittima. Un’azione di sorveglianza attiva 24 ore su 24, che ha mobilitato nei diversi giorni di attesa una cinquantina di uomini dell’Arma: si sapeva che il sequestro sarebbe stato imminente, ma non si sapeva esattamente il giorno. Il blitz è avvenuto non la scorsa notte, come si era appreso in un primo momento, ma nella notte tra venerdì e sabato.

Il blitz Quando i militari hanno accertato che quella sarebbe stata la notte, hanno lasciata aperta una finestra dell’abitazione, hanno fatto uscire la donna e hanno aspettato l’incursione dei rapitori. A un certo punto della notte, a quanto si è potuto apprendere, un’auto con un complice alla guida avrebbe scaricato quello che doveva essere l’esecutore materiale del rapimento. L’uomo, incappucciato e con gli attrezzi del mestiere, è entrato nell’abitazione, trovando al posto della ragazza i carabinieri, che lo hanno ammanettato. Da quanto è filtrato, si tratterebbe di un soggetto di notevole pericolosità: sempre in agosto sarebbe stato lui ad appiccare un incendio che ha distrutto un’abitazione, pure di Guastalla, come gesto di ritorsione in una vicenda sentimentale in cui era coinvolto.