Reggono le costruzioni e Atlantia

Greggio in calo, giù gli energetici

Si è chiusa male la settimana di Piazza Affari, con il Mibtel in calo del 6,54% a 15.438 punti e lo S&P/Mib del 7,14% a 20.309 punti, tra scambi per 4,73 miliardi di controvalore, notevoli se si pensa alle quotazioni minime del mercato, ferme ormai al livello di inizio 2003. A poco è servito dunque il provvedimento della Consob, che ieri ha allargato a tutti i titoli il divieto ad effettuare vendite allo scoperto inizialmente riservato alle sole banche, dato che, secondo le sale operative, è stata un’iniziativa «presa singolarmente, senza coordinamento con le altre piazze» e per questo «poco determinante». Ancora una volta le vendite non hanno risparmiato le banche: Unicredit -13,11%, Intesa Sanpaolo -4,92%, Mediobanca -1,99%. In calo anche Generali (-2,04%). L’industria ha perso assai meno: Fiat sempre sotto 7 euro (-1,58%). Difficoltà per l’energia a seguito dell’ennesimo calo registrato dalle quotazioni del greggio. Da dimenticare la seduta per Eni (-7,21%), Enel (-8,51%) e Saipem (-5,24%). Il mercato ha punito anche A2A (-5,27%) ed Erg (-8,32%) insieme alla Saras (-7,43) della famiglia Moratti. Debole la squadra dei telefonici con Telecom (-9,37%). Più caute Fastweb (-4,14%) e Tiscali (-5,22% ). Bene invece Indesit (+4,56%), Italcementi (+2,18%) e Rdb (+2,37%) nel comparto delle costruzioni. In luce anche Atlantia (+1,41%), mentre Mediaset, sospesa anche per eccesso di rialzo nel corso della seduta, ha ridotto il calo al 2,04%. Per le Borse europee è ancora profondo rosso: Londra lascia sul terreno l’8,85%, Francoforte il 7% e Parigi il 7,73%. Vendite concentrate sul comparto bancario (-10,39% l’indice Stoxx di settore).