Il regime di Gheddafi perde pezzi e non solo: lasciato pure dalla moglie

Safia Farkas, madre dei sette figli del leader libico, sarebbe in
Tunisia con Aisha, l’unica femmina. È la custode del tesoro di
famiglia: 20 tonnellate d’oro guadagnate con la compagnia aerea che
porta i pellegrini alla Mecca

La chiamano «la signora dell’oro». Non l’oro nero. Non il petrolio. Non il greggio, risorsa nazionale e in fondo un po’ banale. No, la signora Safia preferisce l’oro autentico, giallo e scintillante come il sole, forgiato in robusti e confortanti lingotti a 24 carati. Una ricchezza solida e concreta su cui vigila personalmente. Una garanzia da 20 tonnellate da cui non si separa volentieri. Ecco perché quando - giovedì - alcune fonti tunisine annunciano la fuga a Djerba di Safia Farkas, meglio conosciuta come la moglie di Gheddafi, molti esperti storcono il naso.

E continuano a storcerlo anche quando la voce della partenza viene confermata dal segretario di stato americano Hillary Clinton. In effetti la signora Farkas e Aisha, l’avvenente figlia 36enne conosciuta come la «Claudia Schiffer del Nord Africa», sono inseguite dalle sanzioni imposte a tutta la famiglia Gheddafi e rischiano l’arresto in frontiera. E comunque le voci di una loro fuga girano già dalla fine di febbraio quando madre e figlia vengono date per nascoste in un albergo di Vienna.

Certo oggi la situazione è decisamente più compromessa. Le bombe della Nato hanno ieri colpito 8 navi da guerra libiche alla fonda nei porti di Tripoli Homs e Sirte. E il raìs - riapparso in pubblico avvolto in un mantellone nero che potrebbe anche nascondere qualche ferita - sembra decisamente traballante. Le voci di Tripoli descrivono un regime provato dalle defezioni e ormai allo sbando. Indiscrezioni comprovate, in parte, dall’offerta di ritirare le truppe dalle città in cambio di un cessate il fuoco della Nato.

Comunque sia la «signora dell’oro» non è tipa da mollar tutto e scappare via. Anche perché al pari del marito non saprebbe proprio dove parcheggiare quelle venti tonnellate di lingotti e il resto di un patrimonio personale stimato in oltre trenta miliardi di dollari. Il matrimonio del raìs e signora è in fondo la storia di un’unione quarantennale, un unione sopravvissuta prima alle bombe di Reagan e poi alle scenate di gelosia innescate dall’arrivo di frotte d’infermiere ucraine. Ma il segreto nascosto potrebbe essere proprio il debole del Colonnello per le badanti slave. In fondo la prima infermiera della sua vita è proprio lei, la bella Safia.

L’incontro fatale avviene nel 1971 tra le corsie di un ospedale militare dove il colonnello attende di farsi operare di appendicite. Il suo primo matrimonio è già al lumicino e la servizievole e affascinante infermiera fa del suo meglio per affrettarne la fine. Quando si rimette piedi il Colonnello è pronto a una nuova vita e a un nuovo matrimonio. Sebbene Safia arrivi da Beida, molti sostengono che le sue vere origini vadano cercate nella città bosniaca di Mostar dove, ai tempi dell’impero turco, il nonno Janos Farkas lavorava come ispettore scolastico. Anche la moglie del Colonnello sarebbe insomma non una figlia della Cirenaica, ma una semplice ex infermiera d’origini slave.

Quali siano le sue origini Safia sa sempre essere all’altezza del proprio ruolo. Dal 1973 al 1982 regala al marito sette figli, da Saif Al Islam il 38enne laureato a Londra che sognava di succedere al padre fino a Khamis, il combattivo 29enne messo alla testa delle Brigate speciali del regime. Tra un parto e l’altro la signora Safia impara anche a seguir i conti di casa. Mentre Muhammar gira scortato da amazzoni e infermiere lei incassa la propria percentuale sulle rendite del petrolio girate alla famiglia e le trasforma in solidi lingotti. Quel che resta lo investe nella Buraq Air, la compagnia aerea di sua proprietà specializzata nel lucroso trasporto dei pellegrini musulmani alla Mecca. Un affare milionario garantito dal silenzioso beneplacito del raìs, ben felice di vederla far concorrenza ai funzionari messi alla testa della compagnia di bandiera.

L’unica nube nell’alacre e duratura convivenza dei coniugi Gheddafi sono le frotte di infermiere arruolate in terra d’Ucraina. Come racconta Oksana Balinskaya, una badante 24enne rientrata a casa dopo tre anni passati alla corte del Colonnello, la presenza di tante ragazzine convinte di poter chiamare «papik» suo marito è una delle poche cose capaci di mandare in bestia la fedele e invisibile «signora dell’oro».

La più odiata fra quei proci al femminile è Galyna Kolotnytska, la quarantenne di Kiev descritta in un rapporto d’intelligence americano reso pubblico da Wikileaks come la «voluttuosa bionda» sempre al seguito del Colonnello. Pur di non dover competere con lei Safia sarebbe stata pronta a mollare baracca e burattini. Ma la voluttuosa Galyna li ha mollati prima di lei. E così la «signora dell’oro» è di nuovo l’unica, indiscussa moglie del Colonnello. E stavolta rischia di restarlo per sempre.