«Il regime non tratta con gli oppositori, li uccide»

«Quanto sta succedendo era prevedibile. Nei giorni scorsi la 22ª divisione, l’unità dell’esercito responsabile dei massacri dell’88, ha abbandonato gli accampamenti intorno ai nostri villaggi e si è spostata verso Yangon. Quando l’ho vista muoversi ho capito che stava per iniziare una nuova stagione di violenza, che il regime stava per mostrare il suo volto peggiore». Il volto crudele del regime il colonnello Ner Dah Mya lo conosce bene. Lui la lotta alla dittatura birmana ce l’ha nel sangue. Suo padre si chiamava Bow Mya ed era il leggendario leader del popolo karen, la minoranza etnica in lotta da mezzo secolo contro le dittature birmane. La sua voce arriva da una di quelle basi al confine birmano-thailandese da dove il colonnello e gli altri comandanti militari karen tengono d’occhio quanto avviene nelle principali città del Paese.
«Dobbiamo unire tutte le minoranze etniche in lotta contro il regime. Noi abbiamo le armi, i monaci hanno la forza della piazza, dobbiamo riuscire a coordinarci, per trasformare questa occasione in una vera svolta».
La giunta militare resiste da 19 anni perché dovrebbe cadere ora?
«La gente muore di fame è pronta a tutto pur di voltare pagina. L’aumento dei prezzi del carburante è stato la goccia che fatto traboccare il vaso, il Paese vuole farla finita con i generali perché lo hanno derubato di tutto quello che aveva».
Marcerete su Rangoon?
«In questo momento è impossibile. L’esercito ha sospeso tutti gli attacchi alle basi delle minoranze etniche, ma non siamo in grado di sconfiggere il regime sul campo. Il loro esercito resta troppo forte. Potremo intervenire solo se la rivolta diventerà generalizzata».
I monaci sono vostri alleati?
«Li appoggiamo perché vogliono la pace e la libertà, ma solo una grande rivolta potrà liberarci dal regime o costringerlo a piegarsi. I generali comprendono solo il linguaggio della forza. Se il mondo non aiuterà il popolo birmano, se non sosterrà economicamente e politicamente chi lotta per la libertà e non appoggerà chi lotta con le armi la Birmania rischierà un altro ’88».
Teme massacri nelle strade come 19 anni fa?
«Non li temo, sono già iniziati, e se qualcuno non interverrà andrà anche peggio... L’esercito diffonderà il terrore, vincerà ancora una volta grazie alla paura».
Magari stavolta si accontenteranno di un compromesso...
«Non illudetevi. Non trattano con gli oppositori, preferiscono ucciderli».
Il presidente Bush ha fatto sentire la sua voce...
«Ha fatto un bel discorso, speriamo non si limiti a quello e incominci a finanziare concretamente chi lotta per la democrazia. La comunità internazionale e anche il vostro Paese deve intervenire per difendere i monaci. Da soli non andranno da nessuna parte e noi da qui non possiamo fare niente. I generali rivedranno la propria posizione e si piegheranno solo se il popolo potrà continuare a protestare senza venir massacrato».
La Cina interverrà per fermare la giunta militare?
«Ai cinesi fanno gola le nostre risorse naturali, ma non hanno nessun interesse in una Birmania democratica. Si muoveranno solo se rischieranno di perdere le nostre ricchezze».