Al Regina Elena doppio test per prevenire il tumore del collo dell’utero

V i è oggi un ulteriore strumento di prevenzione per il tumore del collo dell'utero a disposizione delle donne che si rivolgono all'Istituto Regina Elena (IRE) di Roma: il co-test, vale a dire un pap-test su fase liquida e contemporaneo test virale per il rilevamento di papillomavirus umano. Tale strategia preventiva consente di unire l'estrema sensibilità del test virale, in grado di identificare le donne con lesioni pre-tumorali, alla specificità del pap-test che permette di escludere quelle che non necessitano di ulteriori approfondimenti. «L'originalità di questa strategia - dichiara il dottor Mariani, ginecologo dell'IRE- sta nel riconoscere, come emerge dalla letteratura, il ruolo fondamentale del test virale. La combinazione dei risultati dei due test fornirà, unitamente agli elementi raccolti nella visita ginecologica, il livello di rischio della singola donna». Il tumore del collo dell'utero è il secondo cancro della donna per frequenza a livello mondiale ed in Italia rappresenta quasi il 2% di tutti i tumori maligni femminili. Quello che viene denominato screening organizzato (mediante invito della Asl di zona ad eseguire il pap test), è lo strumento preventivo di maggiore efficacia, affiancato ora anche dal programma di vaccinazione contro il papillomavirus-HPV, nel perseguire la prevenzione del carcinoma della cervice uterina. Il termine screening , in questo caso, si identifica con il Pap-test, tra i più affidabili ed efficaci esempi di indagine preventiva, ampiamente conosciuto ormai dalla popolazione femminile. Lo screening spontaneo invece si basa sulla richiesta della singola donna di effettuare il test (circa il 38%) e sebbene non rientri nel programma di salute pubblica si dimostra molto utile. Presso l'IRE si è adottato, come primo livello dello screening spontaneo, il co-test, che include il Pap Test e l'HPV-DNA test. «L'esecuzione del co-test - precisa Vizza, direttore della ginecologia oncologica IRE - come test di screening spontaneo è indirizzata alle donne di età con più di 30 anni (per non medicalizzare inutilmente la fascia di popolazione più giovane) che presentano altissima positività all'HPV, ma scarsissima patologia pre-tumorale clinicamente significativa. La doppia negatività (pap-test e HC2) corrisponde ad un profilo di rischio estremamente basso, tale da allungare l'intervallo di sorveglianza fino a 3 anni».
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