La regina di Maggiani nella corte di piazza San Matteo

Irene Liconte

«Viaggiatori immobili»: un'apparente contraddizione balena nel titolo della rilettura drammaturgica di «La regina disadorna» di Maurizio Maggiani a cura di Vico Faggi e Daniela Ardini, in scena da stasera fino a sabato alle ore 21 in Piazza S. Matteo. Il titolo dello spettacolo, allestito da Lunaria Teatro e già presentato con successo al Duse nella scorsa stagione, è invece una potente metafora della vocazione portuale di Genova, immobile ai piedi delle sue colline e, contemporaneamente, in transito con le sue merci per i mari e i porti del mondo. Lo stesso spirito mercantile permea il variegato campionario umano dei vicoli e del porto di Genova degli anni '30-'40, un'umanità dedita a traffici più o meno leciti. Tra le tante figure e storie che animano il romanzo, Faggi e la Ardini hanno scelto di puntare i riflettori su due personaggi cupi ma non privi di un fascino sinistro: «Combattuta» (Federica Granata), prostituta volitiva e capricciosa che fa commercio del suo corpo e dei segreti carpiti ai clienti, e il poliedrico rigattiere Giggi (Sandro Palmieri), un personaggio ai limiti della schizofrenia: capoclaque del teatro Carlo Felice come «Duca di Mantova», strassè di una dimessa bottega nei vicoli e infine Trafegùn, cioè scaltro ed abile falsario e trafficante di quadri.
Presenza corale è la vivace corporazione dei carbunè, gli operai impiegati nel massacrante lavoro di scaricare il carbone dalle navi per caricarlo sui treni.
Le vite dei protagonisti si incrociano inestricabilmente: la Combattuta, pur godendo nientemeno che dei favori del Principe d'Andrade, ama Paride, innamorato invece di Sascia. Lei, la «Singerina», si guadagna da vivere cucendo a macchina, finché non entra in affari con il Trafegùn, prima nel confezionamento e nella contraffazione dello zafferano, poi nella falsificazione di dipinti. Sullo sfondo della città minacciata dal secondo conflitto mondiale, sarà proprio la Combattuta, dilaniata da un drammatico dilemma, a decidere l'esito della vicenda.
Lo spettacolo si articola nel reciproco «raccontarsi» dei due protagonisti calati in una scenografia essenziale: le luci materializzano il basso di via S. Luca della Combattuta e la bottega del Trafegùn, affacciati sullo stesso vicolo buio; l'allestimento in Piazza S. Matteo promette di conferire ulteriore fascino d'ambiente a una storia che si dipana per i vicoli di Genova. Gli altri personaggi vivono nella potenza della parola e in fugaci apparizioni per figure chiave come Sascia e Paride.
Lo spettacolo è il risultato di un lungo lavoro di ricerca e affinamento, iniziato due anni fa e finalizzato a mettere in scena il lavoro di un autore ligure, recuperando il dialetto, sulla scia delle nuove tendenze drammaturgiche sperimentate con successo in Sicilia e a Napoli: il risultato è un mix linguistico di parole e modi di dire dialettali e di italiano contaminato dal genovese.
Il romanzo di Maggiani, spiega inoltre la regista Daniela Ardini, si è rivelato particolarmente adatto, aldilà dell'ambientazione, per la sua struttura narrativa parca di dialoghi, che ha lasciato quindi mano libera nella rielaborazione del narrato in battute per la scena. Un lavoro comunque travagliato, se, come ha precisato Vico Faggi, si sono succeduti ben 7 adattamenti, prima di arrivare alla stesura finale. E fortunatamente la rivisitazione è stata apprezzata da Maurizio Maggiani: lo scrittore di Castelnuovo Magra, che ha vinto il prestigioso Premio Strega il 7 luglio scorso per il suo «Il viaggiatore notturno», ha invece rifiutato di cedere i diritti della Regina Disadorna per la realizzazione di uno sceneggiato televisivo.