«La regina di Palermo» torna a casa

La società Acqua Marcia ha acquistato il celebre ritratto di Franca Florio, opera di Giovanni Boldini

Dopo quasi un secolo donna Franca Florio torna a casa. Bella, bellissima, la moglie dell’imprenditore più ricco e illuminato della «Palermo felicissima». Il ritratto che ne fece il pittore ferrarese Giovanni Boldini nel 1924 è quello di una signora elegante e sensuale; rapide pennellate per fermare sulla tela in tutto il suo splendore quella che era chiamata «la regina di Palermo». Il quadro (un olio di 221x119 cm) troverà definitivamente posto a Villa Igiea, il palazzo liberty della famiglia di industriali e oggi albergo di lusso. Francesco Caltagirone, presidente della società Acqua Marcia che gestisce l’hotel, cercava da tempo quell’opera. E quando ha saputo che era riapparsa in un’asta è volato a New York per partecipare alla gara di Sotheby’s. Alla fine l’ha spuntata aggiudicandosi il quadro per 960mila euro e riportandolo a Palermo.
Verso la fine degli anni ’20 dello scorso secolo, infatti, l’economia dei Florio precipitò vertiginosamente, tanto che molti dei quadri che facevano parte della collezione di famiglia furono venduti. Tra questi anche il ritratto di Donna Franca, dapprima ceduto ai Rothschild e riapparso, dieci anni fa, a un’asta di Christie’s. Ora l’opera di Boldini (autore, tra l’altro, del ritratto-icona di Giuseppe Verdi) torna nel luogo da dove era partita. L’opera sarà collocata in uno dei saloni dell’albergo a cura dell’architetto Giorgio Pes, autore delle scenografie del Gattopardo di Luchino Visconti nonché responsabile dei più recenti interventi di restyling a Palazzo Chigi. «L’acquisto del quadro - dice Francesco B. Caltagirone, nato a Roma ma di genitori originari di Bagheria - rappresenta per Acqua Marcia un’importante operazione culturale. E sono orgoglioso di riportare a casa Donna Franca, nella splendida e suggestiva cornice del Villa Igiea i cui lavori di costruzione furono seguiti personalmente da lei».
La storia del dipinto presenta qualche aspetto curioso. La prima versione, infatti, era meno castigata: la spallina caduta sottolineava una scollatura più pronunciata, mentre la gonna sollevata scopriva le gambe sino al ginocchio. Don Ignazio, marito della nobildonna, non gradì. E impose al pittore di «rivestire» la consorte in modo più decoroso e adatto al rango del suo casato. Nella versione definitiva, comunque, Donna Franca appare in tutta la sua sensualità. Ha uno sguardo perso, uno scollatissimo abito e porta al collo il suo celeberrimo filo di perle lungo sette metri che il marito le aveva regalato per farsi perdonare una scappatella.
Donna Franca fu punto di riferimento dell’alta società europea: una visita nella sua villa era tappa obbligata per tutti i vip che sbarcavano nel capoluogo siciliano. Persino i sovrani di Inghilterra furono ospiti di donna Franca, non a caso ritenuta l’esponente di maggior rilievo della Belle Epoque siciliana. Fu buona amica di D’Annunzio, che così la descrisse: «Bruna, dorata, aquilina, indolente, svogliata e ardente, con uno sguardo e una volontà dominatrice».