La regina sogna una nipotina al trono

LondraE se il trono d’Inghilterra restasse alle donne? Perché no, dopotutto fino ad ora è andata alla grande. A proposito di successione reale il parere di Elisabetta II sembra essere proprio questo anche se non ha potuto esprimerlo con una formula così diretta. È vero però che, per la prima volta in assoluto, la sovrana ha fatto sapere di essere del tutto favorevole all’iniziativa del governo attuale per una modifica della legge salica che permetta alle primogenite di diventare regine anche in presenza di fratelli minori maschi. La notizia arriva dal Sunday Telegraph dopo che nei giorni scorsi il Premier britannico David Cameron aveva annunciato la sua decisione di chiedere l’autorizzazione alla riforma a tutti e 15 i Paesi del Commonwealth come vuole la legislazione. Per modificare la legge attuale - che Cameron ha definito «vecchia di secoli» e «in contraddizione con il principio della parità tra i sessi» - occorre infatti un atto del Parlamento che revochi o emendi tutta una serie di leggi dal Bill of Right del 1668 fino al Royal Marriage Act del 1772. Per arrivare a questo è necessario però il benestare dei 15 membri del Commonwealth tra i quali figurano l'Australia, il Canada e la Nuova Zelanda di cui la regina è anche Capo di Stato. Sempre secondo quanto riportato dal Telegraph sarebbe stata proprio Elisabetta a far pressione su Cameron perché portasse avanti l'iniziativa sottoponendo il progetto forse già alla prossima riunione dei capi del Governo del Commonwealth in Australia dove sarà presente anche la Regina. Nella proposta si affronta anche lo spinoso problema del ruolo dei cattolici nella successione. Vista la difficoltà di consentire ad un cattolico di diventare re - il monarca è attualmente anche il capo della Chiesa Anglicana - Cameron penserebbe di aggirare la questione suggerendo che chi sposa un cattolico non venga più escluso dalla linea di successione come accade adesso. Proprio per questo motivo, di recente la cattolica Autumn Phillips si era convertita alla Chiesa anglicana prima di sposare Peter Phillips in modo che lui potesse rimanere all'undicesimo posto nella linea di successione al trono d'Inghilterra.
Di questa riforma si discute da anni e si sa anche che in passato Elisabetta rimase molto delusa dal tiepido entusiasmo riservato al progetto dal predecessore di Cameron, il premier laburista Gordon Brown che avrebbe dovuto essere ben più riformista dell’attuale coalizione. Ora dunque, nonna Elisabetta affida a questo governo tutte le sue speranze che la legge di successione venga finalmente modificata. Per le donne della famiglia reale, quelle già nate e quelle che verranno, si tratterebbe di un grande passo in avanti. Voci vicine a Palazzo bisbigliano che la Regina stia facendo tutto in favore dell’amato nipote William e di sua moglie Kate. Se la regola cambiasse e se la coppia avesse una bimba, quest’ultima potrebbe salire sul trono d’Inghilterra. Ma in realtà la modifica della legge salica significherebbe anche un notevole balzo in avanti per la Principessa Anna che nella linea di successione al trono si ritroverebbe davanti ai due fratelli minori Andrea ed Edoardo. Per Carlo invece sulla carta nulla cambia: lui rimarrebbe l’erede al trono anche se le possibilità che tocchi a lui il trono sono poche. Il sostegno della monarca all’iniziativa di Cameron rientra nella tendenza al rinnovamento che ha caratterizzato gli ultimi anni di regno di Elisabetta. Alla Regina è sempre piaciuto tenersi al passo con i tempi. Ama comunicare via internet ed ha permesso alla gente di avvicinarsi ai luoghi dove vive. Ha aperto le porte di Buckingham Palace e non ha avuto esitazioni quando le hanno proposto di essere presente su siti web come Facebook e Twitter. In questi anni ha incoraggiato i membri della famiglia reale, a partire da suo figlio Carlo, ad essere meno distanti e più accessibili ai loro sudditi. La sua posizione favorevole nei confronti di una modifica delle regole di successione non dovrebbe quindi sorprendere troppo, ma venire interpretata come un segno della sua modernità e del suo stile, impossibile da imitare sia nel bene che nel male.