La regina di Spagna: no alle nozze gay

La moglie di Juan Carlos rompe il tradizionale riserbo e, in un libro, attacca indirettamente Zapatero intervenendo anche su aborto ed eutanasia. Le ire della sinistra

Madrid - «Posso capire, accettare e rispettare che ci siano persone di un'altra tendenza sessuale, ma che si sentano orgogliosi di essere gay? Che sfilino sui dei carri alle manifestazioni? Se tutti noi non gay facessimo le stesse sfilate collasseremmo il traffico». A pronunciare queste parole, che hanno già incendiato l'opinione pubblica spagnola, è stata nientemeno che la silenziosa regina Sofía, la moglie di Juan Carlos I, re di Spagna. Forse per celebrare i settanta anni, che compirà tra poco, la regina si è confidata a due giornalisti spagnoli, da anni corrispondenti dalla casa reale, e ci è andata giù duro. Il libro

La regina molto da vicino è infatti tappezzato di opinioni non solo sugli omosessuali, ma anche su aborto, eutanasia, religione o sui politici preferiti della sovrana, che in 46 anni in Spagna rarissimamente aveva allentato il suo proverbiale riserbo, soprattutto su monarchia e politica. Sui gay la regina chiosa «se vogliono vivere assieme, vestirsi per la cerimonia e sposarsi ne hanno tutto il diritto, ma che non lo chiamino matrimonio, perché non lo è». Dichiarazioni del genere, nell'unico paese del sud Europa dove i matrimoni omosessuali sono permessi per legge, hanno chiaramente scatenato la polemica, tanto che la Federazione Statale di Lesbiche, Gay, Transessuali e Bisessuali ha già chiesto alla regina Sofía di rettificare quello che ha raccontato.

Ma la sovrana non si è fermata lì. Alla domanda sull'aborto ha detto «sono assolutamente contraria» e anche sull'eutanasia ha lasciato intendere tutto il suo dissenso. «Non sono a favore, la vita e la morte non stanno nelle nostre mani». Doña Sofía ha invece assicurato di essere «totalmente a favore» della morte dignitosa. Idee chiare la monarca sembra averle anche sull'insegnamento della religione, proprio quando nel Paese infiamma lo scontro sull'imposizione della materia alternativa proposta da Zapatero, l'educazione civica. «Bisogna insegnare la religione alle elementari e fino a una certa età: i bambini hanno infatti bisogno che gli si spieghi l'origine del mondo», ha affermato Doña Sofía e a molti questo non è sembrato una strizzata d'occhio a Darwin.

La travolgente intervista alla regina raccoglie anche commenti sui roghi in piazza delle foto che ritraggono lei e Juan Carlos, episodi scoppiati l'anno scorso soprattutto in Catalogna e che hanno avuto vari epigoni. «Io lo dicevo qui (alla Zarzuela, residenza dei monarchi spagnoli ndr): non bruciano noi, ma foto, pezzi di carta che presto si spegneranno - assicura Sofía - e, senza voler essere profeta, aggiungevo "non sarebbe strano se risuccedesse"». Parte del libro è curiosamente riservata anche ai politici. Di Aznar la monarca ricorda: «Non è stato antipatico con noi, ma forse qualcosa nel suo aspetto, la sua espressione così seria, non l'aiutavano».

Miglior ricordo sembra essersi meritato invece Felipe González, che «nonostante fosse repubblicano di famiglia e ideologia fu sempre squisito con noi». Doña Sofía racconta un aneddoto anche su Fidel Castro: «Una volta gli chiesi, "perché non apri un po', un pochino solo?", e lui mi rispose: "Nooo, regina mia, non posso. Se apro un pochino, subito vorranno tantino!"». Un’intervista così è difficile che non si trasformi presto in un best seller.