Le regine del bon ton lanciano la crociata: «Vogliamo i bordelli»

Le nobildonne inglesi fanno marmellate, ricamano, insegnano buone maniere e vogliono dare alle ragazze di strada una casa. Chiusa

Di solito si occupano di altro. Vendere porta a porta marmellate fatte in casa, organizzare corsi di ricamo e punto croce, impartire lezioni di bon ton. Lo fanno da più di novant’anni, da quando confezionavano cibo in scatolette da inviare ai soldati al fronte, sempre con una buona parola di accompagnamento. Oggi, ogni anno, dalle parti di Natale, per stare al passo con i tempi realizzano un calendario, paesaggi vari, meglio se floreali, per raccogliere fondi da destinare ad una causa buona e giusta. Ma stamattina si sono alzate senza il solito sorriso e con l’etichetta di traverso. Basta occuparsi della casa, a meno che non sia chiusa, si sono dette senza timore di sembrare disdicevoli. E sono scese in piazza. Per salvare le ragazze di strada.
Non è la prima volta che le dame di carità della Women’s Institute fanno cose a dir poco sconvenienti. Nel Duemila per esempio, per salvare l'ospedale di Holybourne nell’Hampshire, Inghilterra, dove hanno sede, le più intraprendenti della banda hanno interrotto la serie, sempre quella, di calendari floreali per mandarne nelle edicole uno con loro seminude. Cappellino con veletta, profumo di tuberosa, e grazie da indovinare con il vecchio trucco del ti vedo-non ti vedo: a gennaio nascoste da uno spartito musicale, a febbraio dalle tazzine del tè delle cinque e così via. La più giovane aveva appena compiuto 55 anni. Un successone. Al punto che la storia, il calendario, le nonne, sono diventate un film di cassetta Calendar Girls, protagonista Helen Mirren, Oscar quest’anno per l’interpretazione di Elisabetta II in The Queen. Il must del galateo.
Oggi le ragazze, diventate ormai star, sono più di 210mila, un esercito della salvezza che all’ultimo congresso autunnale ha votato praticamente all'unanimità una mozione che chiede a gran voce, ma con la dovuta educazione, nientemeno che la legalizzazione dei bordelli.
Tutta colpa di un uomo, Steven Wright, facchino del porto di Ipswich, una specie di nuovo Jack lo squartatore che nello scorso dicembre fece fuori in maniera orribile cinque prostitute, Gemma, Tania, Anneli, Paula e Annette prima di venire incastrato. Una di loro era pure incinta. Le signore, potete immaginare, si sono spaventate a morte. «Anche loro erano figlie di qualcuno, sorelle di qualcuno. Noi vogliamo solo incoraggiare le autorità ad autorizzare la creazione di luoghi dove le prostitute possano esercitare il loro lavoro in modo sicuro» spiega Jean Johnson, 62 anni, capo della banda, senza scomporsi la cotonatura. Cita anche dei dati precisi: ogni anno nel Regno Unito 4mila donne vengono deportate illegalmente dal racket che poi le vende per la strada contro la loro volontà. Non solo. Sempre secondo nonna Jean, molte dame della carità sono rimaste impressionate anche dal fatto che gli interventi delle forze dell'ordine contro gli automobilisti che si fermano a contrattare con le ragazze ha molto spesso, come unico risultato, quello di spingere le stesse a rifugiarsi per lavorare in zone meno illuminate. Quindi ancora più pericolose.
Dice che il suo modello è l’Olanda, quartieri a luci rosse nelle città e prostituzione regolamentata per legge, o la Germania dove i diritti delle prostitute sono più che tutelati, è convinta insomma che per stroncare il crimine basti chiuderlo fuori di casa. Il governo di Sua Maestà la regina Elisabetta a dire il vero negli ultimi tempi si è detto anche pronto a rivedere la legge sulla prostituzione ma solo per impedire alle ragazze il consumo di droghe pesanti visto che, cifre alla mano, il 95 per cento sono tossicodipendenti, o per tutelare quelle affette da malattie sessuali. Ma non certo per riaprire case chiuse da secoli, tanto meno mascherate da proposte alternative, come quella subito respinta, di istituire mini-bordelli con massimo due squillo e una maîtresse. Alla Camera dei Comuni si sono giustificati spiegando che una proposta del genere avrebbe provocato polemiche a non finire e la dura reazione degli ambienti più conservatori. Avevano paura insomma che scoppiasse un casino...