Regine, capi di Stato e 21 milioni di ingressi

Il bilancio finale di Expo Milano 2015 è superiore alle aspettative, storia di un evento con consensi boom

E alla fine lo possiamo dire: Expo è stato un successo. Impossibile sostenere il contrario. Si poteva fare di più? Di meglio? Forse. Ma la macchina ha funzionato alla grande e chi pensava che la figuraccia mondiale fosse dietro l'angolo si deve ricredere. In questi mesi abbiamo spesso raccontato le criticità dell'Esposizione, i punti deboli, ma anche la percezione dei visitatori: positiva al 100 per cento. E questo è il punto di partenza per scrivere una pagella di tutto rispetto. Cominciamo dalle cifre, giusto per dare la dimensione di quanto accaduto in questi sei mesi.

I NUMERI
All'inizio della manifestazione, il commissario unico Giuseppe Sala si era sbilanciato in un'affermazione che, prima dell'estate, sembrava follia: «Ad Expo arriveranno 20 milioni di visitatori». A luglio, quando per metà giornata il Decumano era mezzo deserto, pareva impossibile raggiungere l'obiettivo. Ebbene, alla fine i visitatori sono stati più di 21 milioni. Nelle ultime settimane il ritmo degli ingressi è stato sostenuto come non mai, tanto da superare il milione di accessi in una settimana. Effetto collaterale: le code. Sette ore di attesa per visitare il padiglione del Giappone. Tre ore per la Francia e via di questo passo. Ma la gente ha retto e ha aspettato pazientemente il suo turno.

LA PAGELLA SUI SOCIAL NETWORK
Per capire se un prodotto funziona oppure no, la prima regola del marketing impone di guardare le reazioni del pubblico sui social network, impietosa aula di tribunale. Tra hashtag, video dell'Albero della Vita e selfie, l'esposizione universale di Milano ha riscosso 83 messaggi positivi su cento nel mondo, addirittura 87 su cento tra i tweet in italiano. Qualcosa che spiega bene anche i fiumi umani che da fine agosto inondano Expo: il passaparola webbarolo funziona. E ha convinto anche gli scettici ad avventurarsi nel fatidico pellegrinaggio tra i padiglioni. A studiare in modo statistico l'impatto di Expo sul web sono stati gli esperti di Sociometrica ed Expert System, diretti dal sociologo Antonio Preiti. Che hanno preso in esame tutti i messaggi pubblicati su Twitter con la parola chiave #Expo2015 ed #Expo. Raccolti e indicizzati, fanno in tutto oltre 468mila tweet tra il primo maggio e il 21 ottobre. Un mare di parole analizzate in modo semantico, usando la tecnologia per captare il valore - positivo, negativo, neutro - di ogni termine. Il risultato è il «sentiment» sulla manifestazione: il voto che il variopinto popolo del cinguettio ha assegnato a Expo.

L'ALBERO DELLA VITA
È stato corteggiato da Roma, che lo voleva piazzare nel parco di villa Borghese o al laghetto dell'Eur. Mezza Europa ha chiesto informazioni sul software che lo anima. È l'Albero della Vita, il simbolo di Expo realizzato da Marco Balich, che ogni ora per sei mesi ha incantato il pubblico con il suo spettacolo di luci, acqua e musica. E cheogni sera ha messo in scena «Tree of life suite», l'opera composta dal maestro Roberto Cacciapaglia appositamente per Expo. Ecco, l'Albero resterà al suo posto. Un po' per una questione affettiva. Ma soprattutto per una questione di costi: spostarlo e mantenere il software che lo anima sarebbe troppo dispendioso. Lo staff ha deciso di «spegnerlo» durante i cantieri di smantellamento dell'Expo e di riaccenderlo la prossima primavera. Resteranno al loro posto anche il Palazzo Italia, come già stabilito prima della sua costruzione, e il padiglione Zero, quello che ha riscosso il maggior successo. Pur essendo un edificio nato per aver vita breve, nessuno ha cuore di smontarlo.

IL BOOM SERALE
Una delle idee vincenti per risollevare un'Expo che sembrava cominciata sotto tono è stata la trovata del biglietto serale a 5 euro. Un successo di pubblico incredibile. Tanto da scatenare le ire dei ristoratori e dei locali del centro di Milano, rimasti a corto di pubblico. Nelle sere d'estate era un must darsi appuntamento sul Decumano di Rho e provare i ristoranti etnici dei padiglioni. Dopo un paio di settimane dall'inaugurazione, Sala ha capito che la forza dell'Esposizione non era solo nel contenuto (per la verità in certi caso un po' deludente) dei padiglioni, ma anche e soprattutto all'esterno, lungo il corridoio «del mondo» e ai piedi dell'Albero della vita.

IL PADIGLIONE DEI PADIGLIONI
Il premio internazionale per l'architettura è stato assegnato alla Gran Bretagna, che riproduce un enorme alveare in 1919 metri quadri di struttura metallica. Con tre riconoscimenti su trenta è il Cile a guidare la classifica dei padiglioni più premiati per la sostenibilità, dall'adozione di materiali naturali per l'imballaggio alla struttura architettonica in legno, al menù. Ma, premi a parte, tra i padiglioni più amati ci sono quello del Brasile, la cui rete metallica è stata tra le più fotografate, e il Giappone che di sicuro ha battuto il record code. I più intelligenti per i contenuti sono stati il padiglione Israele, Svizzera e Austria. Il più trash ma al tempo stesso il più frequentato è stato invece il padiglione della Repubblica Ceca che, con la sua piscina, ha dato sollievo ai visitatori d'agosto.

I VIP
Da Valdimir Putin alla Merkel, da Hollande a Cameron. Sono 60 i capi di Stato e di Governo che hanno visitato Expo, compresi il premier Matteo Renzi è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E qualcuno ha pure fatto il bis, come la regina di Spagna Letizia. Però il pienone lo hanno fatto solo in due: Michelle Obama, che ha portato lungo il Decumano il suo «Let's move», e Bono Vox che ha riempito l'Esposizione di fans al pari di un concerto.

LE PROSPETTIVE
Migliaia di contratti di lavoro firmati, accordi internazionali per l'esportazione dei prodotti Made in Italy. Le opportunità di lavoro che Expo lascia in eredità sono consistenti. Ultimo tassello è il premio di produttività (pari all'8 per cento della retribuzione totale) dato ai lavoratori del cluster cioccolato che ha fatturato oltre 10 milioni, cioè il doppio del previsto.