Le regine dei Wind Music Awards "Questo è il pop che ci fa ballare"

Intervista doppia a Rossella e Cristina che questa sera premieranno i migliori artisti italiani. La Brescia: "Ascolto di tutto, da Rachmaninov ai Negramaro". E la Chiabotto: "La mia svolta sexy? Soddisfattissima"

Roma - Però a pensarci bene il loro non è un compito da ridere: stasera, a Valle Giulia, premieranno la crema del pop italiano, gli artisti che nella stagione appena conclusa hanno venduto più di centocinquantamila copie dei loro dischi (o trentamila dei dvd) e quindi sono i preferiti dal pubblico. A parte Alanis Morissette, che sarà l’ospite speciale, i nomi dei premiati li immaginate già: da Gianni Morandi a Laura Pausini, dai Pooh fino a Ligabue, Ramazzotti, Mannoia, Venditti, Zucchero e via elencando quelli che sono i capisquadra del pop di casa nostra. Sarà per questo che le due dame, Rossella Brescia e Cristina Chiabotto, già ieri erano elettrizzate e, tra un cambio d’abito e l’altro, hanno inanellato un bel po’ di prove, molta fretta e qualche registrazione (come quella con Laura Pausini, che oggi non può essere in scena). E così questo show, che andrà in onda mercoledì e giovedì su Italia Uno, si candida a diventare il riassunto della stagione discografica: qui non c’è gara perché sul palco sale chi la gara (delle classifiche) l’ha già vinta ed è stato abbondantemente premiato dal pubblico. Insomma, stavolta la televisione non condiziona il verdetto finale come, ad esempio, durante il Festival di Sanremo: ma semplicemente lo registra, con gli squilli e le paillettes che si chiedono a uno show di prima serata (per di più su di una rete per giovani come Italia Uno).

Eccovi qui, stasera sarete le regine dei Wind Awards.
Rossella: «Bellissima occasione anche perché la musica è sempre stata fondamentale per me: perciò sono felice di presentarlo».
Cristina: «Sarà una grande festa anche per me, che l’ho presentato pure lo scorso anno.

È stato il suo debutto nel mondo della musica in tv.
Cristina: «In realtà da sempre la musica accompagna la mia vita. L’ho studiata già al liceo e ho provato anche a imparare a suonare il flauto. Ma la ascolto tutti i giorni».
Rossella: «Per me, che sono nata danzatrice, la musica è fondamentale sotto ogni punto di vista. È per questo che non vedo l’ora di incontrare tutte le star che questa sera saliranno sul palco».

Qual è la preferita?
Rossella: «Anche a cercarla, non ce l’ho. Mi piace tutto».
Cristina: «Anch’io non ho generi preferiti».

Troppa diplomazia.
Rossella: «In realtà ascolto di tutto, anche la musica classica. Ad esempio, mi piace sentire Rachmaninov a volume altissimo. Ha un’eleganza, una classe che sono difficili da trovare in altri musicisti classici».
Cristina: «Io sono meno attirata dalle opere e dalla musica cosiddetta classica. Mi piace quando è calata in alcuni contesti e comunque è una nobilissima forma d’arte».

D’accordo, ma i cantanti di stasera?
Rossella: «Be’, senz’altro Bosè è uno dei miei preferiti. Tanti anni fa, quando diventò celebre in Italia e io ero una ragazzina, avevo il suo poster appeso in camera. Quasi quasi mi dispiace che lo presenti Cristina».
Cristina: «Senza dubbio è un grande. E anche fisicamente ha ancora il suo fascino».

Ma è uno spagnolo. E gli italiani?
Cristina: «Peccato che non ci sia Vasco, che in questi giorni è impegnato con la sua tournée in giro per gli stadi. Altrimenti mi sarebbe piaciuto incontrarlo. E sento la mancanza anche di Jovanotti, che è uno dei miei preferiti».
Rossella: «Oltre a loro, ascolto anche i Negramaro, che sono bravissimi. Mi dicono che anche l’altra sera a San Siro hanno fatto un concerto strepitoso».

Stasera consegnerete i premi. E poi?
Rossella: «Io ho sempre il mio programma del mattino Tutti pazzi per Rds. E poi in autunno tornerò a Colorado Café. Ma quello è uno di quei progetti di cui non si sa mai nulla di preciso».
Cristina: «Io continuerò Rtv fino a settembre quindi ho ancora un bel po’ di lavoro da fare».

Soddisfatta della sua svolta sexy?
Cristina: «Molto, anzi moltissimo. Mi ha avvicinato a un pubblico che prima non conoscevo. Ormai per la strada mi ferma il bambino di sette anni come l’uomo settantenne. Insomma, credo di aver fatto un bel passo avanti».