Regionali, l’ombra di Rutelli sull’alleanza tra Pdl e Udc

È Rutelli l’ago della bilancia delle possibili alleanze del Pdl alle prossime regionali. L’ex sindaco di Roma fuoriuscito dal Pd «flirta» palesemente con l’Udc e potrebbe quindi influenzare pesantemente la collocazione dei centristi nello scacchiere del voto di marzo. La pensa così il sindaco di Roma Gianni Alemanno, convinto che «la vicenda Marrazzo non c’entri nulla con le scelte dell’Udc. Il problema di fondo è la collocazione politica nazionale del partito di Casini. È ovvio che la loro scelta per il Lazio dipenderà anche dalle decisioni di Rutelli». Il fatto è che nel caso in cui l’Udc si alleasse con il Pdl vorrebbe dire la sua anche sul nome del candidato: «Prima della decisione del candidato bisogna sentire tutti i possibili alleati del centrodestra a cominciare dall’Udc», precisa Alemanno. E siccome la scelta del partito di Casini di allearsi con uno dei due poli potrebbe arrivare a metà dicembre, e comunque di certo non prima del 22 novembre, quando si concluderà la due giorni degli stati generali programmatici del partito, ecco che le nebbie sul nome del candidato del centrodestra non sembrano destinate a diradarsi presto. Anche se lo stesso Alemanno ieri prevedeva tempi brevi (ma non brevissimi): «Credo che da qui a quindici giorni al massimo esca fuori il candidato attraverso il più ampio coinvolgimento del territorio e dei vertici politici».
Per il Pdl è quindi un dilemma fatidico: da un lato la prospettiva di accelerare prescindendo dalle decisioni dell’Udc, facendo propria l’inquietudine di chi, come il consigliere regionale Donato Robilotta, non capisce «perché il Pdl continui ad allungare i tempi sulla scelta del candidato per le elezioni regionali. Bisogna procedere subito alla formalizzazione della Polverini come candidata poiché decidendo di andare a votare a fine marzo l’unico vantaggio è partire per primi con la campagna elettorale». Dall’altra attendere fino a prima di Natale i centristi, con il rischio che poi l’appuntamento vada «buco». Anche perché gli udiccini - carte in mano - continuano a tener su la poker face, sostenendo, come ha fatto ieri il segretario regionale del Lazio Luciano Ciocchetti, che la priorità «adesso è quella di stilare un programma, cosa che né Pd né Pdl stanno facendo». E a tenere in piedi, dandola addirittura per probabile, l’ipotesi di correre da soli, per raccogliere i voti di tanti «cocci» della società civile che non si sentono rappresentati dagli altri schieramenti mettendo poi sul tavolo il proprio sacchetto elettorale. Una tattica «sgonfiata» però dal fatto che nelle prossime elezioni regionali non ci sarà ballottaggio, ciò che vanificherà ogni apparentamento. È così probabile che i cristiano-democratici siano indotti ad allearsi con il Pdl o con il Pd e che giochino all’equidistanza per alzare la posta.
Di certo i bookmaker danno più probabile il ticket Pdl-Udc: per una maggiore condivisione di valori di fondo, ma anche perché Renata Polverini, futura probabile candidata del Pdl, è in ottimi rapporti con Casini. Inoltre sarebbe assai bizzarro che Rutelli, appena fuoriuscito dal Pd, ci si rialleasse pochi mesi dopo. Ma molto dipenderà anche da quale candidato sceglierà il Pd: un «centrista» come Enrico Gasbarra probabilmente eroderebbe il consenso dell’Udc, mentre un nome più polarizzato a sinistra aprirebbe praterie ai centristi. E su tutto pesa poi lo scandalo Marrazzo, vera bomba a orologeria dello scenario politico: di sicuro toglierà voti al centrosinistra, che andranno in tasca più facilmente a uno schieramento terzo che al Pdl. Di sicuro c’è che Alemanno incontrerà presto Rutelli per studiarne le intenzioni. Ufficialmente come consigliere comunale. In pratica come ago della bilancia.