Regionali, in Molise vince Iorio ma anche Tonino Eletto il figlio di Di Pietro: ha fatto il pieno di voti

<strong><a href="/a.pic1?ID=552339" target="_blank">Il Pdl vince in Molise</a></strong>. Frattini: &quot;Laboratorio vincente&quot;. Il figlio di Di Pietro fa il pieno dei voti. E' il primo degli eletti tra le fila dell'Idv con oltre 2.500 preferenze. Cadono dunque nel vuoto le polemiche dei militanti che accusavano il proprio leader di essere un &quot;familista amorale&quot;. E' lo stesso schiaffo che aveva dato il figlio di Bossi ai detrattori incassando quasi 13mila preferenze

Con il 46,94 per cento dei voti il presidente uscente del Molise Michele Iorio si conferma governatore della Regione. La vittoria è arrivata dopo un lungo testa a testa con lo sfidante del centrosinistra, Paolo Di Laura Frattura. Soddisfatto il centrodestra che piega l'assalto della sinistra. Soddisfatto anche Antonio Di Pietro per l'elezione del figlio. Nonostante le lunghe polemiche dei mesi scorsi, l'Italia dei Valori porta, infatti, in consiglio regionale il figlio del leader nazionale, Cristiano Di Pietro. Tanto di cappello a Di Pietro junior che, va detto, è risultato il primo degli eletti dell'Italia dei valori in provincia di Campobasso con ben 2.512 preferenze.

La polemica era scoppiata qualche settimana fa all'indomani della presentazione delle liste dei candidati per le Regionali in Molise. Tra i nomi era stato inserito anche Cristiano Di Pietro. Immediati i mormorii e le proteste interne al partito. Con il seguente "ammutinamento" del circolo di Termoli che avevano accusato l'ex pm di Mani Pulite di aver candidato il figlio seguendo la stessa "concezione familistica e privatistica" usata dal leader leghista Umberto Bossi con il figlio Renzo e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con Nicole Minetti. Alle accuse avevano replicato duramente padre e figlio. Di passare per "familista amorale" Tonino non aveva avuto voglia e aveva duramente replicato: "Mio figlio ha fatto e deve fare tutte le trafile, al pari degli altri. Non potrà mai ottenere, almeno fino a quando sarò vivo io, un posto in nome o per conto del partito, con listini e quant'altro. Quando Cristiano ha chiesto di fare politica - aveva proseguito l'ex pm - gli ho detto che doveva cominciare dal basso: consigliere comunale, e lo ha fatto per cinque anni chiedendo il voto sulla sua persona, poi consigliere provinciale, e lo ha fatto per cinque anni chiedendo il voto sulla sua persona, oggi per fare il consigliere regionale dovrà chiedere la fiducia sulla sua persona e sulle sue capacità". Anche Cristiano aveva reagito duramente: "Non mi piego e non mi spezzo".

Il papà aveva assicurato: "Per lui nessuna spinta". E il figlio sembra averlo dimostrato con oltre 2.500 voti sbattuti in faccia ai militanti polemici. Lo stesso ceffone che Renzo Bossi aveva dato a chi lo accusava di favoritismi con i quasi 13mila voti incassati alle elezioni regionali.