Regionali, nel 1995 Dini prorogò i termini delle liste

Nel 1995 il governo Dini, con un decreto legge prorogò di 56 ore i
termini per la presentazione delle liste per le elezioni
regionali. È l’unico precedente di un intervento sulla
legge elettorale tramite decreto

Roma - Nel 1995 il governo, allora presieduto da Lamberto Dini, con un decreto legge prorogò di 56 ore i termini per la presentazione delle liste per le elezioni regionali. È l’unico, finora, precedente di un intervento sulla legge elettorale tramite decreto.

Un precedente, peraltro, che riguardava però una situazione assai diversa, dato che il decreto fu varato il 29 marzo dal Consiglio dei ministri pochi minuti prima della scadenza dei termini per la presentazione delle liste. Non quindi, come ora, a termini scaduti e a pronunciamenti della magistratura già avvenuti. I termini per la presentazione delle liste, fissati appunto per le ore 12 del 29 marzo, furono spostati in extremis alle ore 20 del 31 marzo. A controfirmare il decreto fu l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Motivo di quell’intervento dell’esecutivo, come spiegò l’allora ministro per la Funzione Pubblica Franco Frattini, le "difficoltà di informazione ai cittadini sul loro diritto di sottoscrivere presso gli uffici regionali le liste per la partecipazione alle elezioni dei consigli regionali". E il presidente del Consiglio Dini sottolineò che il governo aveva deciso di variare i termini per la presentazione delle liste "anche perchè molti uffici comunali erano chiusi e la Rai è stata carente nel dare informazione ai cittadini".

Il decreto poi fu bocciato dalla Camera e dal Senato, perché non aveva i presupposti di necessità e urgenza previsti dalla Costituzione per i decreti legge. Si fece in tempo però ad approvare un ddl che ne salvava gli effetti. Da notare, peraltro, che l’intervento del governo sulla materia elettorale fu ferocemente contestato dal centrodestra, allora all’opposizione. Una contrarietà di cui si fece in particolare interprete Gianfranco Fini. La definì "una decisione inaudita e anche molto grave", persino "disgustosa": "Primo perché non ci sono precedenti che io ricordi di decreti legge in materia elettorale. Secondo, perchè abolisce qualsiasi certezza del diritto anche in una materia, come quella elettorale, che è una garanzia del rispetto delle regole democratiche. Terzo, perchè potrebbe avere delle implicazioni politiche molto, molto rilevanti, in quanto se le 48 ore che senza alcuna ragione sono state concesse determinano una situazione di alleanze diverse da quelle di questa mattina, il governo Dini si assume una responsabilità enorme".

Sul fronte opposto Marco Pannella, che invece definì il decreto "un gesto limpido del governo" di cui si sarebbero avvantaggiati solo i cittadini "perché il processo legislativo senza la pubblicità non è valido".