Regione, dal 2006 gratis i farmaci anti-tumore

Cè: «Medici e manager decideranno le strategie, noi vigileremo». Abelli: «Più posti nelle residenze per disabili»

Gianandrea Zagato

Più ampia libertà d’azione per le quindici Asl lombarde. Che si declina in una maggior attenzione alle esigenze specifiche dei territori governati dalle aziende sanitarie regionali. E nel 2006 diventano completamente gratuiti i farmaci anticancro definiti «file F» ovvero quelli che hanno un costo medio per paziente sopra i trentamila euro. Medicinali efficaci nella cura del tumore mammario, al retto e allo stomaco.
Sforzo finanziario della Regione che va di pari passo con le nuove regole di sistema per la sanità: «Così, adesso, aziende sanitarie e aziende ospedaliere hanno un ruolo sempre più completo e viene pure incoraggiato il contributo dei medici e dei Comuni che rappresentano le necessità locali» sintetizza Roberto Formigoni. Come dire: una sanità meglio organizzata e, quindi, più efficiente che dà un altro «taglio» alle liste d’attesa negli ospedali. Novità di non poco conto secondo le linee guida del piano sanitario 2006 che, bilancio regionale alla mano, «su 21 miliardi e 526 milioni di euro impegna qualcosa come 13 miliardi e 901 milioni di euro». Costi per il sistema sanitario che la Lombardia - unica Regione d’Italia ad aver chiuso il bilancio sanitario in pareggio - affronta «raccogliendo la sfida lanciata dalla Finanziaria nazionale senza scaricare sui cittadini e sulle imprese un solo euro dei sacrifici imposti dal Governo».
Prova di «virtuosismo» che, come effetto, sortisce la possibilità per le Asl di spendere di più sia sulle voci generali (più del 4 per cento del budget annuale) che sulla medicina specialistica (più 14 per cento). «Virtuosismo» che, aggiunge l’assessore alla Sanità Alessandro Cè, «da parte della Regione» si traduce «con attività di controllo mirati» mentre «le decisioni saranno dei medici, dei manager e del personale paramedico». Secondo il responsabile della Sanità lombarda, tra i nuovi criteri per l’erogazione dei fondi sanitari ci saranno quindi «efficacia e appropriatezza, miglior accessibilità dei servizi, maggior integrazione dell’ospedale con il territorio, federalismo, decentramento e, infine, miglior utilizzo delle risorse». Cornice d’insieme che, aggiunge l’assessore, «rende competitivi i territori tra loro», favorendo «una maggior corresponsabilizzazione istituzionale». Fotografia di una sanità lombarda (unica in Italia con una banca dati sulle patologie dei cittadini) dove «tornano in primo piano i Comuni» con, naturalmente, «meno risorse dove c’è meno domanda di servizi e più risorse dove ce n’è di più». E le nuove regole si applicano anche ai servizi sociosanitari fa sapere l’assessore Giancarlo Abelli. La Lombardia «continua ora gli impegni presi, dopo aver raggiunto quota 52mila posti letto accreditati nelle residenze sanitarie per anziani» mentre «sono in arrivo altri 500 posti nelle residenze per disabili e continua l’accreditamento dei consultori familiari che sono un servizio di capacità preventiva a supporto delle coppie e delle famiglie».