La Regione affonda l’«ossigenazione»

Un impianto di ossigenazione per bonificare «in situ» con tecniche bioingegneristiche lo specchio d'acqua del Porto Antico. Non è un progetto campato per aria, ma una fattibile realtà scientifica. Sono stati presentati ieri i risultati degli esperimenti condotti dalla Fondazione Acquario di Genova, in collaborazione con altre realtà operanti nell'area del Porto Antico, l'Università e il gruppo Sol. L'impianto sperimentale, posizionato in radice del ponte Spinola, è in funzione da questa estate e ha dato risultati confortanti. L'apporto di ossigeno ha reso possibile sia l'ossidazione delle sostanze inquinanti, eliminando l'impatto olfattivo, sia l'attivazione di un processo di «autodepurazione» ad opera di batteri naturalmente presenti nell'acqua. Un piacere che però finirà tra un paio di giorni. Il progetto infatti è stato interamente supportato da privati e volontari che, mostrando i risultati ottenuti, chiedono aiuto e sostegno economico da parte delle autorità sia per trasformare l'impianto da prototipo a permanente, sia per ampliare la zona di bonifica a tutta l'area del Porto. L'assessore Franco Zunino ha affermato che, benché la Regione sia interessata al progetto, al momento non è in grado di stanziare fondi né per la messa in atto di un impianto definitivo, né, probabilmente, nemmeno per il mantenimento dell'impianto prototipo (qualche migliaio di euro al mese). Resta solo una fievole speranza in finanziamenti provenienti dall’Unione europea. Tra due giorni l'impianto cesserà di funzionare e, come hanno detto gli ingegneri e gli scienziati responsabili del progetto, tra una decina di giorni l'effetto benefico dell'ossigenazione sarà totalmente reso vano dal continuo riversarsi, nelle acque del porto, di scorie organiche che non verranno più degradate.