«La Regione aiuta i clandestini e discrimina i cittadini liguri»

La CdL fa ostruzionismo e blocca la legge sull’immigrazione firmata dall’assessore dei Comunisti italiani Enrico Vesco

(...) nazionale Bossi-Fini e anche la Costituzione». Macché, richiesta respinta, «i nostri uffici non hanno riscontrato vizi» ha avvertito il presidente dell’assemblea legislativa Mino Ronzitti. E allora «saremo pure pochi ma ve la vedrete con noi», e così è stato. Nel gioco di specchi del razzista-sei-tu-no-tu, il centrosinistra segnalava che questa è «una legge che applica la Bossi-Fini» e il centrodestra ribatteva che «nemmeno per sogno, questa legge è solo un depliant a carattere elettorale», e alla fine c’era Vesco che gongolava: «Da oggi gli immigrati sono più liguri» e Bruzzone che accusava: «Da oggi i liguri sono trattati come fossero immigrati». Ieri nel mirino della Casa delle Libertà è finito l’impianto stesso della legge: «Si rivolge solo agli stranieri immigrati, concedendo loro diritti che invece sono negati ai liguri, quindi tutte le norme inserite sono discriminatorie - spiega Bruzzone -. I liguri da questa legge sono coinvolti solo perché pagano». 960mila euro è lo stanziamento previsto, «una cifra che si sarebbe potuta destinare ben più utilmente ai segmenti sociali più carenti e più deboli della nostra regione» ha lamentato Plinio, «una cifra che comunque non basterà a coprire tutti i capitoli di questa legge» ha annotato il suo collega di partito Alessio Saso. Lungo l’elenco delle contestazioni. Su tutto c’è la sanità. La legge estende l’accesso alle prestazioni urgenti ed essenziali, quindi straordinarie e ordinarie, anche agli irregolari. «Significa che i clandestini inizieranno i viaggi della salute verso la Liguria - accusa Morgillo -, il problema è che voi state fabbricando illusioni, perché poi, con il deficit che già attanaglia questo settore, non sarete in grado di garantire i servizi che avete promesso». In 29 articoli, la legge che Moreno Veschi il capogruppo dei Ds definisce «il tentativo di basare la convivenza su elementi costruttivi e non alimentando la paura solo per raccattare voti», rivoluziona il panorama dell’accoglienza.
Diritto di voto. È in testa alla legge. Dice l’articolo 3 che «la Regione Liguria promuove l’effettiva partecipazione dei cittadini stranieri immigrati alla vita pubblica locale, favorendo la creazione di organismi consultivi e l’estensione del diritto di voto a quelli regolarmente soggiornanti e residenti nel territorio regionale». Ci provò il sindaco Giuseppe Pericu tre anni fa, invano perché la materia è di esclusiva competenza dello Stato, ci riprova ora il presidente della Regione Claudio Burlando. La speranza, segnala Vesco, è che «il diritto di voto sia riconosciuto già alle prossime amministrative». Il primo passo è la creazione di una Consulta regionale per l’immigrazione: ha l’obiettivo di favorire l’integrazione, è composta da trenta persone fra italiani e stranieri, tutti con rimborso spese, può avvalersi di un Comitato di sette membri.
Case popolari. Ira funesta del centrodestra sull’articolo 16: «La Regione promuove politiche abitative a favore degli immigrati». Come? Per esempio tenendo conto, nei criteri per l’assegnazione, dei ricongiungimenti familiari, «alla faccia dei fin troppi liguri in lista d’attesa» tuona Plinio. Il tutto, se la ride Matteo Marcenaro dell’Udc, mentre le Agenzie regionali territoriali per l’edilizia, Arte, acquisiscono un compito inedito e non meglio specificato: dovranno ricercare «la massima integrazione fra gli inquilini di nazionalità italiana e straniera». Non è tutto, c’è anche l’indicazione per i datori di lavoro del settore dell’edilizia di «ampliare e migliorare l’offerta abitativa a favore dei lavoratori delle proprie aziende», un provvedimento «rivoluzionario e che non ha mai riguardato i liguri che non hanno casa» accusa Marcenaro.
Case dei popoli. Preoccupano persino un moderato come Fabio Broglia dell’Udc, «possono diventare luoghi pericolosi», figurarsi quel che ne pensano i suoi alleati. Trattasi di strutture per favorire «lo scambio di esperienze sociali e culturali» fra stranieri. La Regione sosterrà, finanziandoli fino al 50 per cento della spesa, i Comuni o le associazioni che vogliano crearle, costruendo edifici ex novo o ristrutturando immobili già esistenti.
Formazione. Va favorita e non solo. La Regione fa di meglio, e vuol specializzare gli operatori scolastici italiani. Per questo concede incentivi alle istituzioni scolastiche statali e agli enti locali per l’educazione interculturale dei dirigenti, dei docenti e già che c’è anche del personale non docente. Attraverso appositi corsi di formazione di comunicazione interculturale verranno poi individuati i mediatori culturali.
Garante contro la schiavitù. Per Vesco è il fiore all’occhiello: «Dovrà tutelare le persone prive di libertà, dalle prostitute ai carcerati». In sostanza verrà istituito un «ufficio del garante regionale delle persone private della libertà personale» che dovrà segnalare alla Regione i casi di assoggettamento a forme di schiavitù e violenza. La Regione dal canto suo, non si sa come ma vabbè, collaborerà con le forze dell’ordine per assicurare la tutela e sicurezza delle vittime.
Poi ci sono le varie ed eventuali, dalle iniziative di informazione pubblica sulle cause del fenomeno migratorio allo snellimento delle pratiche burocratiche, al piano straordinario di interventi che la Liguria metterà in atto in caso di disastri naturali o guerre nei Paesi extra Ue. Secondo round martedì prossimo.