Regione, altro passo verso i Pacs E spuntano le adozioni

«Il Cittadino» lancia l’allarme Il Forum delle famiglie: «Noi, inascoltati»

Paola Setti

Go on. La metà cattolica del mondo, dai vertici della Curia in giù, e ben 26 associazioni familiari, continuano a chiedere che la Regione cancelli dalla legge sui servizi sociali e socio sanitari l’estensione del diritto all’assistenza alle unioni di fatto. Ma la Regione non ci sente. Il contestatissimo articolo 23 che introduce accanto alla famiglia tradizionale altri «vincoli solidaristici» è rimasto tale e quale.
E ieri la commissione competente ha aggiunto un tassello a quella che in molti temono sia la corsa verso i Pacs. Con l’articolo 32 infatti la Regione si pone l’obiettivo di «favorire la formazione e il benessere delle famiglie», e di «promuovere e favorire programmi relativi all’affido familiare e all’adozione». Allarmati Luigi Morgillo il capogruppo di Forza Italia e Eugenio Minasso di An: «IL centrosinistra si è infilato in un bel pasticcio: se l’articolo 23 resta immutato la Regione favorirà la formazione di qualunque tipo di famiglia, e promuoverà il diritto di affido e adozione per tutte le unioni». Il centrosinistra ha ribattuto che no, le adozioni sono regolate da legge nazionale. «Ma se la materia da concorrente con lo Stato diventasse di esclusiva competenza regionale, la legge ligure sarebbe già scritta in questo modo» fa notare Morgillo.
Ieri il testo ha registrato il sì di Giovanni Paladini della Margherita, che pure aveva assicurato voto contrario alla legge. Assenti invece, chissà se strategicamente, il capogruppo della Margherita Claudio Gustavino e Roberta Gasco dell’Udeur. Memori della mossa dei Ds, che quando furono delegati dalla Gasco votarono anche in suo nome a favore dell’articolo 23, ieri i due cattolici hanno preferito non dare alcuna delega ai colleghi. Segnala Morgillo che complica la situazione l’istituzione della Consulta delle famiglie. Ne faranno parte soggetti istituzionali, un rappresentante delle 26 associazioni familiari del Forum ligure, ma anche cinque rappresentanti delle associazioni più diffuse a livello nazionale: «Il rapporto di 5 a 1 sminuisce il ruolo del Forum ligure». Il quale Forum ha scritto una feroce nota per «sbugiarda» i fautori della legge: «Dicono che l’obiettivo è assicurare i diritti anche ai più fragili. In realtà questi cittadini sono già garantiti ad altro titolo, come persone, genitori, minori o anziani». Il Forum si dice «preoccupato» per «l’orientamento di favore» verso «formazioni sociali di fatto», e «rammaricato» che «tale orientamento sia emerso solo dopo la conclusione delle audizioni consiliari, cui il Forum ha partecipato, sulla legge in questione». Sulla questione interviene «Il Cittadino», giornale della Curia, che parla di «segnale d’allarme» e di perplessità» per la volontà di «equiparare al matrimonio naturale qualunque altra convivenza sociale».